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Perché la destra moderata oggi tifa la Carfagna (contro Salvini)

Anni fa Mara Carfagna era considerata suo malgrado il simbolo della mala politica berlusconiana, bollata come l’ennesima starlette trapiantata dal mondo dello spettacolo a quello della politica senza particolari meriti e, anzi, accompagnata dal lungo corollario di facili battutine maschiliste che puntualmente colpivano le donne di Forza Italia (solo quelle di bell’aspetto, ça va sans dire). Oggi, più o meno un decennio dopo, la prospettiva si è radicalmente rovesciata e in molti si sono riscoperti sfegatati sostenitori dell’attuale vicepresidente della Camera dei deputati nella sua personalissima battaglia: quella contro la Lega.

Da “quella del calendario sexy” a faro di un centrodestra che si rifiuta di arrendersi a Salvini, la metamorfosi della Carfagna è stata lenta ma decisa. Si è costruita una notevole presenza territoriale al sud, si è circondata di collaboratori capaci. E si è ritagliata un posto al sole nella galassia forzista, quella ormai smarrita e incerta sulla stessa sopravvivenza del partito di Berlusconi. Lei, Mara, ha messo in chiaro fin da subito le cose: nessuna fuga tra le braccia della Lega, piuttosto guardare la Bestia negli occhi e sfidarla a viso aperto.
La Carfagna è così oggi la portavoce di una destra che mette lo sviluppo del Paese al primo posto tra le sue priorità, senza per questo sparare a zero sull’Ue incolpandola di ogni male. Aperta sul fronte dei diritti lgbt, al punto da fare retromarcia (cosa rara di questi tempi) rispetto alle sue posizioni passate e lanciarsi in appassionate campagne Twitter contro l’omofobia (“siamo nel 2019, discriminare le coppie gay è stupido e fuori tempo”). Rispettosa delle istituzioni e appassionata nella difesa dell’Aula e delle sue funzioni.

Nelle scorse ore ha invitato i colleghi a smetterla con i selfie tra i banchi, precisando: “non siete in gita scolastica”. In passato aveva ricordato a Salvini in diretta che “le regole valgono anche per lei, anche se le sembrerà strano. Non può attaccare il Parlamento” dopo una serie di battutine sopra le righe del vicepremier dimentico del suo ruolo.Pacata, in un’epoca in cui l’urlo social è marchio di fabbrica della comunicazione di ogni politico di spicco. Progressista, rispetto a tanti colleghi ancorati all’idea di “famiglie tradizionali”. Mai gelida, come dimostrato dai sentiti appelli all’affrontare il tema dell’immigrazione con il cuore in mano, unendo “rigore e umanità”. Mara oggi piace. Non solo a chi, da destra, non salta sul carro leghista. Ma anche a una sinistra che continua a non trovare coinvolgente la proposta zingarettiana.

Ad aiutare la Carfagna nella sua ascesa, il costante suicidio dei rivali interni. Tajani, incappato in una gaffe sul Duce e le “cose buone” del Ventennio, si è ritirato su posizioni più vicine a quelle salviniane. Toti, altro “delfino” di Silvio, si prepara direttamente al salto tra le file verdi. Lo stesso Berlusconi sventola ormai bandiera bianca, parlando di fusione con la Lega e liquidando il suo partito. Mara, invece, non ci sta. Forza Italia o meno, vuole portare avanti la sua battaglia per una destra diversa, alternativa a quella sovranista.Ora, però, per Mara si avvicina il vero e proprio banco di prova. Con l’ipotesi sempre più consistente di uno strappo Lega-Cinque Stelle, sarà di fronte a una scelta: tornare all’ovile e deludere le aspettative di chi sognava, con lei, una destra europeista e liberale o andare avanti per la sua strada, provocando una frattura con Salvini dalla quale far nascere una nuova leadership.

La Carfagna sembra decisa a non mollare, e le ultime punzecchiature al ministro dell’Interno (“Roma è invasa dalla spazzatura e lei, invece di agire, ci scherza su”) rimarcano un solco già tracciato. A fare il tifo per lei, da sinistra a destra, tutti gli italiani che rivendicano con orgoglio la propria posizione di “moderati”.

Selfie in aula, la Carfagna sbotta: “Vi ricordo che non siete in gita scolastica”