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La folle idea di Salvini: scendere in piazza con le mascherine per manifestare contro Conte

Pronti a scendere in piazza per sfidare il governo e ribellarsi alle imposizioni ancora vigenti in una Fase 2 troppo timida. Così Matteo Salvini ha voluto rispondere all’annuncio del premier Giuseppe Conte, tentando come suo solito di incanalare verso il suo partito la rabbia degli scontenti. Dopo aver recitato per qualche settimana il ruolo di politico “responsabile”, in maniera non proprio impeccabile in realtà, il leader della Lega ha così invitato tutti a prepararsi per una mobilitazione di massa come in America, dove alcuni cittadini hanno protestato contro il lockdown.

“Abbiamo pazientato, ascoltato, suggerito, collaborato. Ora basta, dopo 47 giorni di reclusione diciamo: fateci uscire, guadagnare, lavorare”. Una sorta di inno alla libertà che suona grottesco in un momento in cui la prudenza è più che mai necessaria per evitare che l’inizio delle riaperture si trasformi in un pericolosissimo boomerang sul fronte sanitario. Spiegabile probabilmente più con i sondaggi che con la logica, considerando come la Lega sia data da mesi in calo netto nelle preferenze degli italiani, che di contro ben vedono l’operato di Conte e del governo giallorosso. 
“In mezza Europa, intorno a noi riaprono. In Italia invece chiusi, chiusi, chiusi. C’è qualcosa che non torna” ha tuonato Salvini. Aggiungendo: “Non sono un complottista ma c’è qualcosa che non mi torna. Forse qualcuno sta sentendo altri e non il popolo italiano. Noi abbiamo voglia di tornare a uscire, incontrare, lavorare, guadagnare, che non è un brutta parola”. E poi: “I vescovi reclamando libertà di culto, assolutamente condivisibile”. Il nemico lontano, con chiaro riferimento all’Europa. Gli ammiccamenti ai cattolici. Eccolo qua, il Capitano, tornato a recitare copioni a lui famigliari nel tentativo di arrivare ancora alla pancia degli elettori. “Ci faremo vedere, sentire, fuori dai social” ha annunciato Salvini. Che potrebbe organizzare una manifestazione per il prossimo 1 maggio, Festa dei Lavoratori. Sulla sua stessa lunghezza d’onda, e non poteva essere altrimenti, Giorgia Meloni, che a sua volta si dice pronta a una mobilitazione. Il buonsenso, ancora una volta, questo sconosciuto. Ma ormai le logiche dei sovranisti dovremmo aver imparato a conoscerle bene.

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