Esteri

Lavrov minaccia l’Occidente: “Chi trasporta armi in Ucraina è un obiettivo”

Sergei Lavrov minaccia l’Occidente. Il ministro degli Esteri russo rilascia un’intervista alla tv Russia Today per avvertire i suoi avversari politici. Il messaggio di Lavrov arriva forte e chiaro: “Qualsiasi carico che trasporta armi in Ucraina diventerà un obiettivo legittimo per la Russia”. Non è chiaro però se questi obiettivi potrebbero essere colpiti fuori dal territorio ucraino e quindi in quello della Nato.

Lavrov e Putin

“Sopravviveremo alle sanzioni. – dichiara Lavrov alla tv russa – Dopo il 2014 abbiamo imparato a contare su noi stessi. Se c’erano illusioni per cui un giorno avremmo potuto contare nuovamente sui nostri partner occidentali, questa illusione non è più presente. Non potremo contare più sull’Occidente, sappiamo che dobbiamo avere degli alleati che vogliono stare dalla nostra parte. Questa è la conclusione a cui siamo arrivati”.

“Noi non abbiamo mai chiuso la porta all’Occidente, l’hanno chiusa loro”, puntualizza il ministro degli Esteri russo. Poi, specifica che “i Paesi a est della Russia sono molto più disposti ad agire sulla base della ricerca di un equilibrio degli interessi reciproci”, rispetto ai Paesi occidentali. Lavrov se la prende proprio con questi ultimi che, accusa, “stanno anche minacciando una quinta ondata di sanzioni, dopo di che potrebbe essercene un’altra. Siamo abituati, ci hanno sempre solo rafforzato”, chiosa indispettito.

Ma, oltre a difendersi, Lavrov passa anche all’attacco, annunciando che presto saranno annunciate le “misure allo studio del presidente e del governo” utili per fronteggiare questa situazione di emergenza che sta vivendo il suo Paese. “Questo è solo l’inizio dell’adeguamento del nostro corso economico per adattarci alle nuove circostanze. – ammonisce – Mosca vuole garanzie di sicurezza comuni per Russia, Ucraina ed Europa. Qualsiasi carico che trasporta armi in Ucraina diventerà un obiettivo legittimo per la Russia”, questa la sua grave minaccia agli occidentali che, a suo dire, “lottano per un mondo unipolare, simile a un saloon americano, dove tutti ballano al ritmo dei più forti”. Ma Paesi come Russia, Cina, india, Brasile e Messico non lo permetteranno, conclude.

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