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La nuova battaglia della Lega contro la legge che combatte l’omofobia

Tra le battaglie che la Lega sta portando avanti con particolare veemenza in queste ore ve n’è una, in particolare, che sta facendo discutere parecchio: quella contro l’approvazione della legge Zan, nata per combattere l’omofobia. Un testo sul quale la maggioranza ha preso al momento tempo, alla ricerca di un’intesa con Forza Italia. E sul quale è invece netta la protesta da parte del Carroccio, che dopo aver presentato qualcosa come 500 emendamenti continua con le barricate.

Il partito di Matteo Salvini è recentemente entrato in polemica con il presidente della Camera Fico e con la maggioranza, accusata di aver forzato i tempi per imprimere un’accelerazione all’ok definito al testo. Guidata da un combattivo senatore Simone Pillon, che ha accusato i giallorossi di aver messo il bavaglio all’opposizione. “Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo prepararci tutti alla galera. Vergogna!”.
La principale critica che la Lega muove alla legge Zan riguarda una questione che dal testo unico, che accorpa i cinque ddl di Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi, è stata già eliminata: il reato di propaganda di idee semplicemente è stato cancellato. Quello che invece viene ora punito nella legge è sostanzialmente l'”istigazione a commettere” o la concreta commissione di atti di discriminazione nei confronti delle persone Lgbt.Le dichiarazioni del senatore Pillon, secondo cui dal momento in cui verrà approvata la legge non si potrà più dire che “l’utero in affitto è un abominevole delitto”, sono dunque semplicemente errate. Eppure la protesta della Lega continua. Un copione tristemente già visto: Salvini è costretto, in questi casi, a cedere a una parte più tradizionalista del partito, quella che sbandiera i valori della famiglia tradizionale come allo stadio. Pena, un’ulteriore perdita di consenso tra i cattolici, con i quali le tensioni sono state già forti in passato. E pazienza se di mezzo ci vanno i diritti di chi, nel 2020, vive ancora episodi di discriminazione sulla propria pelle.

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