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La rabbia del pentito di mafia: “I boss hanno festeggiato per le scarcerazioni”

Mentre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede tenta frettolosamente di tornare sui suoi passi, annunciando il ritorno in carcere dei boss liberati durante la pandemia di coronavirus, la mafia stappa lo spumante per festeggiare il ritorno alle rispettive abitazioni degli esponenti dei clan trasferiti ai domiciliari. Parole che fanno male, malissimo, quelle rilasciate a Repubblica da Pasquale Di Filippo, ex killer di Cosa Nostra diventato collaboratore di giustizia: “I boss di Palermo hanno sicuramente esultato per quei provvedimenti. Li conosco bene, so come ragionano”.

“Ho letto su Repubblica – ha detto Di Filippo – che è andato ai domiciliari anche Nino Sacco, componente del triumvirato che reggeva il mandamento di Brancaccio. Adesso ho paura. Perché io ho raccontato tanti segreti di quel capomafia, ho svelato che era uno dei fedeli di Leoluca Bagarella, il cognato di Salvatore Riina. Sacco è legatissimo ai Corleonesi, che mi hanno condannato a morte. E quella sentenza non è mai stata revocata”.
Di Filippo a metà degli anni Novanta aveva aiutato le forze dell’ordine ad arrestare Bagarella e una quindicina di killer di Cosa Nostra che avevano messo bombe a Roma, Milano e Firenze. A suo giudizio, in una fase storica in cui lo Stato ha iniziato una dura lotta alla mafia senza più compromessi, nemmeno gli stessi mafiosi si sarebbero immaginati tanta confusione da parte del governo: “Quando hanno capito che una grande maglia si era aperta ne hanno approfittato subito con decine, centinaia di istanze. Ne è venuto fuori un disastro che non fa certo onore a chi è morto per mettere in carcere tutti quei mafiosi”.Una considerazione amara che arriva mentre le richieste di scarcerazione continuano ad arrivare anche se i boss cercano ora di creare meno clamore. Sfruttando magari dei parenti per presentare le istanze, in modo da bypassare il monitoraggio del Dap. E spingendo perché non trapelino le notizie di nuovi rilasci, in modo da tenere i riflettori lontani dalla vicenda. “Le proveranno tutte. Perché fanno questo di mestiere: approfittare di ogni possibile situazione di vantaggio”.

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