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La retromarcia di Bonafede: “Tutti i mafiosi torneranno in carcere”

Alfonso Bonafede innesta la retromarcia. Travolto dalle critiche per il caso Di Matteo, il magistrato che ha accusato il ministro di non averlo nominato a capo del Dap a seguito delle proteste di alcuni boss, l’esponente pentastellato cerca di porre riparo almeno a uno dei punti più controversi del suo recente operato, quello che ha visto tanti detenuti mafiosi tornare ai domiciliari dal carcere sfruttando l’emergenza coronavirus. 

Ad annunciarlo in queste ore è stato lo stesso Bonafede, che ora si incontrerà con tutti i componenti della struttura ministeriale per ragionare al meglio sul modo di procedere. Si ragionerà, in particolare su un vincolo normativo che riporti gli ex detenuti al 41bis e nei reparti di Alta sicurezza davanti ai giudici di Sorveglianza. Il tutto perché “l’emergenza sanitaria è cambiata”: gli arresti domiciliari ai mafiosi erano stati concessi dai magistrati perché nelle carceri, a leggere i provvedimenti, c’era un alto rischio contagio. Per alcuni giudici, come quelli che hanno scarcerato Pasquale Zagaria, il rischio di contrarre il coronavirus era concreto persino nei reparti di 41bis, il cosiddetto “carcere impermiabile”. Ora però le condizioni sarebbero diverse.
Bonafede punta sul riconoscimento di un mutato clima, dunque, per giustificare il suo dietrofront: la curva del contagio è scesa, nel Paese è cominciata la Fase 2 e quindi il livello d’emergenza è da considerarsi minore anche dentro ai penitenziari. Una distinzione fondamentale visto che proprio l’epidemia viene spesso indicata nei provvedimenti dei giudici di sorveglianza come causa principale per la concessione dei domiciliari. Non si sa ancora, nel dettaglio, come le volontà di Bonafede si tradurranno in legge: possibile che sia in arrivo un decreto legge, o una norma ad hoc pronta per essere inserita in un altro provvedimento. Un modo per porre fine a una polemica ancora accesa in questi giorni, con i numeri a fotografare la scarcerazione di 376 mafiosi e boss della droga, molti detenuti nei reparti di Alta sicurezza, tre addirittura al 41bis. Tra questi il colonnello di Bernardo Provenzano, Francesco Bonura, e la mente economica dei Casalesi, Zagaria.

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