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La retromarcia di Salvini: la Lega si inchina all’Europa, Di Maio resta solo contro Bruxelles. Caos nella maggioranza

Alla fine il passo indietro è arrivato. Un po’ a sorpresa considerando che parliamo di Matteo Salvini, lo spauracchio dell’Europa, amico di Putin e avversario non troppo nascosto di Juncker. Ma evidentemente il clima in cui si trova il Paese, con gli imprenditori preoccupati dallo scontro continuo con Bruxelles e dalla reazione dei mercati, alla fine ha convinto anche il Capitano a cedere. Il leader della Lega, scrive La Stampa, alla fine ha dato la disponibilità ad “abbassare l’esposizione del debito”. Parole che, tradotte, significano diminuire i miliardi destinati al reddito di cittadinanza e alla controriforma delle pensioni.

I beneficiari dei provvedimenti saranno così ridotti nel numero. Una scelta che arriva dopo una serie di scambi di vedute avvenuti con lo spettro dello spread sopra i 330 punti ad aleggiare sul governo. Un’apertura a sorpresa, quella che arriva dal Carroccio, e che di fatto mette in una situazione alquanto scomoda Luigi Di Maio, rimasto praticamente solo nelle sue posizioni di intransigenza totale con Bruxelles. Un elemento di ulteriore tensione in una maggioranza mai così fragile.
I gialloverdi sono andati sotto sull’Anticorruzione, fronde opposte si contrappongono su giustizia e immigrazione e qualcuno comincia a pensare che forse non c’è abbastanza compattezza per affrontare la difficile sfida europea. Di Maio si oppone ad ogni rinvio e scenario di diminuzione delle risorse per le due misure simbolo del contratto firmato tra Lega e Cinque Stelle. Sarebbe anche disposto a spostare nella seconda parte del 2019 la prima finestra di Quota 100, per i pensionati, ma Salvini è contrario.I Cinque Stelle hanno così deciso di giocare una doppia partita. Da un lato sui tavoli europei, dall’altro in Parlamento dove Giovanni Tria, e con lui le altre colombe del governo, conta di ottenere qualche modifica sostanziale. Di Maio continua a scommettere che i tempi lunghi delle sanzioni andranno ben oltre le europee e che la composizione dell’Europarlamento dopo il voto porterà a una maggioranza e a una Commissione meglio disposti verso l’Italia. La speranza del Tesoro invece è che la procedura di infrazione non impatti troppo. Nel frattempo, la manovra sarà vivisezionata in Parlamento dove i trattativisti del governo si augurano che qualcosa possa cambiare

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