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La fronda dei governatori leghisti contro Salvini: “Ci porta a sbattere”

Matteo Salvini è impegnato a cercare di rilanciare la Lega dopo la batosta politica subita con l’elezione bis di Sergio Mattarella al Quirinale. Il leader del Carroccio vorrebbe passare subito al contrattacco per recuperare consensi. Per questo starebbe preparando un blitz contro il premier Mario Draghi per costringerlo a trattare sui temi più sensibili che si trovano sul tavolo di Palazzo Chigi: dai rincari energetici alle restrizioni anti Covid. Ma Salvini è costretto, purtroppo per lui, a fare i conti con il malcontento dei governatori leghisti che, insieme al ministro Giancarlo Giorgetti, gli chiedono di non fare colpi di testa.

Zaia, Salvini e Fedriga

“Non si capisce mai qual è il suo obiettivo. Cambia idea continuamente. Non sa trattare. Rischia di portarci a sbattere”. Così il quotidiano Il Messaggero riporta, tra virgolette, il pensiero che avrebbero espresso i presidenti di Regione del Carroccio, delusi dall’atteggiamento tenuto dal loro capo durante le trattative per il Quirinale. Insoddisfazione condivisa anche dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, sostiene il giornale romano.

Fronda contro Salvini che, però, si legge, non arriverebbe fino al punto di chiederne la testa. Il loro grido di dolore avrebbe infatti l’unico scopo di essere ascoltati di più dal loro leader. Ad esempio, si vorrebbe che non fosse solo lui a presentarsi sempre in televisione a causa della sua “frenesia comunicativa” e della sua “ansia da prestazione”.

La paura dei presidenti di Regione in quota Lega è che la voglia di strafare di Salvini lo porti ora a mettere a rischio la tenuta e la stabilità del governo Draghi. Al momento, però, non sembra affatto che il segretario voglia optare per lo strappo con il premier. Meglio farsi sentire battendo i pugni sul tavolo di Palazzo Chigi. “Basta avvelenare i pozzi. Andiamo tutti nella stessa direzione”, questo l’appello di Salvini che, sempre secondo Il Messaggero, vorrebbe puntare a riproporre lo schema della federazione di centrodestra per indebolire Silvio Berlusconi e l’ala governista di Forza Italia, acquistando lui più peso nell’esecutivo.

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