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La svolta “buonista” di Salvini: per prendersi l’Umbria il Capitano si finge ripulito

L’Umbria o si muore. Questo il diktat di Matteo Salvini, spaventato da un calo di preferenze che ha visto scendere per la prima volta la Lega sotto la soglia del 30% nell’indice di gradimento degli italiani e allarmato dal comportamento di vecchi amici (non solo Berlusconi, ora anche Giorgia Meloni) che come sempre capita in questi casi fanno improvvisamente a gara a farsi sempre meno presenti al suo fianco. Come reagire al presente? Nell’unico modo concepito dal Capitano, sbancando le elezioni. 

Le Regionali umbrie sono così diventate terreno di una ferocissima battaglia che vede Salvini impegnato a battere il territorio metro dopo metro. Tavernelle, frazione Panigale, in provincia di Perugia, meno di tremila abitanti. Passignano sul Trasimeno, poi una visita alla cooperativa di pescatori di San Feliciano di Magione, sempre in provincia di Perugia. E così via, in un tour de force che non risparmia i piccoli centri, alla caccia dell’ultimo voto, quello che potrebbe risultare decisivo.
Non c’è solo la smania di toccare ogni centro abitato, però, a caratterizzare la strategia di un leader alla disperata ricerca di riscatto. Salvini ha infatti cambiato registro, pur non potendosi distanziare troppo dai suoi standard. “Allargare, coinvolgere, condividere” sono diventate le sue parole chiave, accompagnate da un lessico meno volgare (nei limiti) e da un’improvviso ritorno alla “coalizione di centrodestra”, lui che poche settimane fa chiedeva agli italiani di dargli pieni poteri.Niente più corse solitarie, dunque, ma un ritorno alla condivisione. Per necessità, vista la crisi, o per virtù, maturato improvvisamente dopo gli errori passati che lo hanno spinto all’opposizione? Impossibile dirlo con certezza. Oggi Salvini chiede di sventolare il tricolore e non le bandiere verdi, accetta che in Calabria il candidato sia un forzista chiedendo però che non sia coinvolto in guai giudiziari, sposta le sue mire sui Cinque Stelle corteggiando parlamentari pronti allo strappo. Nella speranza di prendere almeno l’Umbria. Altrimenti, sarebbero guai grossissimi.

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