Lavoro

Lavoro e digital mismatch: dal "legal" all'agricoltura il mercato è tecnologico

Nella seconda edizione de Le Professioni del Futuro, il convegno nazionale ideato da InTribe in collaborazione con Asseprim e Nexi tenutosi lo scorso 15 marzo a Milano, il tema portante della discussione è stato il divario tra le competenze che hanno le persone e le richieste del mercato del lavoro. Dai lavori del convegno è emerso come cresca notevolmente la richiesta di talenti digitali da parte delle aziende tech, ma manchi la specificità in gran parte delle persone senza lavoro o comunque desiderose di cambiarlo.

Entro il 2020 135mila posti vacanti nell’ICT

Una recente indagine dell’Unione Europea (dati Cedefop) ha evidenziato come entro il 2020, in Italia avremo circa 135.000 posti di lavoro vacanti in ambito ICT, cifra che sale a ben 750.000 in Europa. Secondo una stima realizzata da InTribe, questo corrisponderà a circa il 18% delle posizioni lavorative in questo ambito. Fra due anni, per l’accelerazione tecnologica, il 25% delle posizioni aperte saranno relative a nuove professioni, inesistenti fino a 5 anni fa, e tutte avranno a che fare con il mondo tecnologico e digitale. Esperti di intelligenza artificiale, analisti dei big data ed esperti di cyber security saranno tra le professioni emergenti.

aziende cercano talenti digitali
Sempre più digitale nel lavoro

«Le aziende ricercano sempre più profili in ambito tecnologico e digitale, che nessuno riesce ad occupare per mancanza di competenze specifiche», ha detto Mirna Pacchetti, CEO di InTribe, «Questo significa che le persone in cerca di lavoro spesso non sono in grado di rispondere ai requisiti e alle competenze tecnologiche e digitali necessarie alle aziende. Il Digital Mismatch riguarda ognuno di noi». L’impatto complessivo potrebbe essere di circa 2.000.000* di posti vacanti entro tre anni, se non investiamo quanto prima nella formazione di noi stessi e dei nostri dipendenti. Spesso pensiamo che il concetto di nativo digitale vada di pari passo con quello di competenza digitale, ma in Italia non è ancora così. Basti pensare che nel 2016, tra i giovani adulti di età compresa tra i 25 e 34 anni, solo il 41% ha usato (in modo basico) un foglio elettronico contro media EU28 del 50% e solo il 29% lo ha utilizzato in modo “avanzato” per organizzare e analizzare i dati (ordinamento, filtri, formule, grafici…) contro il 34% della media europea (fonte Comunità Europea).

Alle aziende servono persone qualificate nel digitale

«Il 15% delle aziende di servizi – ha commentato Umberto Bellini Presidente Asseprim – dichiara di aver incontrato un qualche genere di difficoltà nella realizzazione del sito web. Di queste, tre su quattro hanno faticato a reperire sul mercato risorse con competenze adeguate in termini di capacità di progettazione o di capacità di natura tecnica, confermando il mismatch tra domanda e offerta di lavoro che sempre più interessa determinate aree aziendali. Asseprim si è attivata con percorsi formativi di supporto alle aziende per colmare le competenze necessarie. A questo compito sono chiamate Associazioni, Aziende e Istituzioni».

Come cambiano le professioni tradizionali

La rivoluzione sarà nelle professioni “contaminate” dal digitale e dalle tecnologie. «Entro 10 anni – ha proseguito Pacchetti – il 70% dei lavori evolverà in chiave tecnologica e parte delle professioni del futuro saranno evoluzioni di quelle esistenti». La rivoluzione è già in atto adesso. Basti pensare all’agricoltura, dove si installano sensori che monitorano umidità del terreno, condizioni climatiche e crescita delle piante: l’agricoltore gestisce da tablet. O ancora la Sanità: negli ospedali entrano le stampanti 3D che utilizzano le cellule staminali per creare vene e tessuti.

Lauree STEM e STEAM

La rivoluzione valorizzerà nel breve periodo le lauree STEM (Science, Technology, Engineering e Match) e vedrà la necessità di creare nuovi titoli di studio. L’evoluzione, già avvenuta nel mondo anglosassone e che avverrà anche in Italia nei prossimi anni (circa 5, secondo le stime InTribe) è l’introduzione di una A per ARTS nell’acronimo (STEAM). Le competenze umanistiche abbinate a quelle scientifiche sono fondamentali per creare un’interdisciplinarità basilare alla corretta applicazione del digitale e delle nuove tecnologie in qualsiasi ambito, anche quelli che fino a qualche anno fa non avevano beneficiato di alcun impatto tecnologico, ma che a adesso ne stanno capendo l’importanza.

Superare il gap con il LifeLongLearning

In questa repentina e costante innovazione tutti sono chiamati al continuo aggiornamento professionale. Occorre aumentare le proprie hard skill tecnologiche e verosimilmente questo accadrà per tutta la durata della vita lavorativa. Le aziende dovranno investire massivamente in formazione, quale asset strategico aziendale, l’alternativa è la perdita di competitività, a totale vantaggio di startup e imprese tecnologiche che, in questo periodo storico, acquisiscono velocemente quote di mercato innovando prodotti, servizi e processi. Smettere d’imparare significa precludersi l’opportunità di evolvere assieme al mercato e, a tendere, di restarne esclusi. La quarta rivoluzione industriale porterà alla riqualificazione delle professionalità. Oggi la parola crisi non esiste più, esiste: nuovo mercato.
(*fonte: stime InTribe su dati Cedefop, per Osservatorio Digital Mismatch 2018)
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