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Le app anti-spreco che aiutano ad organizzare iniziative di quartiere e progetti di solidarietà

In Italia oltre 15 miliardi di euro finiscono ogni anno nella spazzatura, di cui l’80% nelle mura domestiche. In cima alla classifica ci sono pane e verdure fresche, ma pesano anche bevande analcoliche, legumi, frutta fresca e pasta, buttati via soprattutto a causa della distrazione casalinga, della poca programmazione nel fare gli acquisti e della scarsa cultura alimentare. Il mix esplosivo porta gli italiani a bruciare a casa 12 miliardi di euro di cibo (2,4 chili ogni mese a famiglia). A segnalare gli allarmanti dati è stato il Rapporto 2019 Waste Watchers e Last minute Market, in occasione della sesta Giornata contro lo spreco alimentare. L’idagine ha messo in evidenza le cattive abitudini degli italiani in tema di cibo, e quanta ancora inconsapevolezza c’è della situazione, visto che il 20% degli intervistati risulta convinto che lo spreco avvenga soprattutto nel commercio (47%) e nel pubblico, dalle scuole agli ospedali, dagli uffici alle caserme (27%).”La percezione degli italiani è ancora poco consapevole della necessità di una grande svolta culturale nella gestione del cibo a livello domestico”, ha spiegato il presidente di Last Minute Market, Andrea Segrè, secondo il quale la prevenzione deve partire proprio dal quotidiano.

App inteligenti per limitare gli sprechi
Come sappiamo la tecnologia rende la vita più facile, e oggi esistono tante app che posso dare un mano per limitare gli sprechi. Come Nextdoor, una vera e propria “piazza digitale” che consente di organizzare diverse attività, dal trovare una babysitter a discutere iniziative per migliorare la vita di quartiere. Insieme a Nexdoor, un’altra app mette in rete energie benefiche, premiata addirittura dal Presidente Mattarella: Avanzi Popolo 2.0, la piattaforma nata a Bari, serve a condividere con chi ne ha bisogno il cibo che rischia di finire sprecato o buttato perché scaduto. Dall’idea iniziale di scambio tra privati si è passati al recupero e ridistribuzione di alimenti provenienti da imprese o eventi che ne hanno in eccedenza. Vanta per ora oltre 620 iscritti ed è stata in grado di recuperare 11.000 chili di cibo, che altrimenti sarebbe stato buttato.
Una rete di volontari può anche fornire assistenza visiva, grazie all’app Be My Eyes che da’ supporto ai non vedenti con le videochiamate. L’ideatore è Jorgen Wiberg che aveva 25 anni quando ha iniziato a perdere la vista, nel 2015 ha lanciato l’applicazione che conta 1,8 milioni di volontari, tra cui 22mila italiani. Per chi invece si può muovere solo su sedia a rotelle, c’è anche un progetto di mobilità condivisa grazie all’app Moby. Il funzionamento è basato sullo stesso principio del bike-sharing: mette in collegamento una serie di dispositivi completamente elettrici, semiautonomi, di tipo wheel-on, a bordo dei quali si può salire direttamente con la propria sedia a rotelle, permette agli utilizzatori di muoversi in città più facilmente e con minor sforzo fisico.
Infine la rete di solidarietà corre anche sui social, come accade su Facebook, dove la funzione donazioni in tre anni ha superato 1 miliardo di dollari in raccolte fondi, venti milioni le persone coinvolte nel mondo. Solo in Italia hanno beneficiato delle donazioni l’Associazione italiana contro le leucemie, Save the children Italia, Emergency, l’Associazione italiana sclerosi multipla e l’Ente nazionale protezione animali.

 

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