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I dubbi di Bassetti sul green pass per lavorare: “Giusto continuare?”

Matteo Bassetti sta modificando la sua narrazione sul Covid. Da qualche giorno, da quando cioè i numeri della pandemia sembrano in calo in tutta Europa, il responsabile del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, così come molti altri suoi colleghi, ha deciso di cambiare registro. Non più un invito pressante a mantenere restrizioni, anche dure, ma quello rivolto al governo a ripensare l’uso del green pass. Soprattutto sui luoghi di lavoro. Le sue affermazioni arrivano durante L’aria che tira, il talk show di La7 condotto da Myrta Merlino.

Matteo Bassetti

“Lei mi sta dicendo che per metà febbraio avremo scavallato il peggio. E quindi, al di là di come ci comportiamo, le cose tenderanno ad andare meglio. Ma proprio il 15 febbraio scatta l’obbligo di vaccinazione per gli over 50. Non lo abbiamo fatto un po’ tardi, con i buoi che sono già scappati dalla stalla?”, domanda la Merlino al suo ospite. “Io ho detto per la primavera (avremo superato il peggio). Quindi un po’ più avanti. – la corregge Bassetti – Comunque l’obbligo che scatta il 15 febbraio secondo me è un po’ tardivo”.

“La comunità medico-scientifica chiedeva l’introduzione dell’obbligo vaccinale a settembre-ottobre. – prosegue Matteo Bassetti – Diciamo che metteremo l’obbligo quando ormai probabilmente i buoi sono scappati. Nel senso che io avrei voluto affrontare la quarta andata con ancora un pochino di più di persone vaccinate. Nella realtà mi dicono che le prime dosi stanno crescendo molto. Quindi questa minaccia è servita a qualche cosa”, spiega l’infettivologo.

“Già oggi la vita per i non vaccinati è complicata onestamente. Possono fare sempre meno cose”, chiosa la conduttrice de L’aria che tira. “Io credo che quello che ha fatto il governo lo abbia fatto bene. Ed è di fare in modo che se non ti vaccini fai sempre meno cose. – riprende il discorso Bassetti – Nella realtà è una sorta di obbligo indiretto. Quindi abbiamo portato dei risultati. Ora però bisogna guardare avanti. Sarà giusto continuare a lavorare col green pass anche con il 95% delle persone protette? Questa è una riflessione che la politica dovrà fare. Forse vale la pena a mio parere dalla prossima primavera pensare in maniera diversa”, conclude.

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