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Le due vite di Silvia, tornata in Italia con il velo in testa ma con lo stesso sorriso

Una vita cambiata, quella di Silvia Romano, in quel lunghissimo periodo lontano da casa, prigioniera in Africa per 18 lunghi mesi prima della liberazione. E intorno alla quale è subito scattata la ghigliottina, puntualissima, delle testate e degli opinionisti italiani. Neanche il tempo di riabbracciare la ragazza, tornata in Italia con il sorriso, che sono scattate le polemiche. Tutto ruota intorno alla conversione della giovane, diventata del frattempo islamica: “Leggevo il Corano, pregavo. La mia riflessione è stata lunga e alla fine è diventata una decisione” è la ricostruzione fatta attraverso le pagine del Corriere della Sera.

Riflessioni sulla fede che si alternano al racconto della prigionia: “Venivo spostata ogni tre, quattro mesi, ma a quel punto non avevo più paura”. Di riscatto dice di non aver mai sentito parlare “ma avevo capito che volevano soldi”. Il gruppo è accusato di aver rapito altri occidentali. “Io non ho mai visto nessun altro” spiega Silvia. Che aggiunge di non aver mai percepito segnali di pericolo prima del rapimento, nel villaggio di Malindi dove operava come volontaria. Invece qualcuno l’aveva segnalata agli jihadisti di Al Shabaab: occidentale, sola, senza protezioni particolari. Una preda perfetta.
“Dormivo su materassi o su teli. Non sono mai stata né bendata né legata. Mi portavano da mangiare quello che c’era. Verdure, capretto, avevo chiesto degli spaghetti e una volta sono riusciti anche a portarmeli”. Il percorso di conversione all’Islam, ha raccontato Silvia, è cominciato per caso. “Ho chiesto dei libri e mi hanno portato il Corano. Ho cominciato a leggere per curiosità e poi è stato normale: la mia è stata una conversione spontanea”. Un argomento che sarà approfondito nelle prossime settimane, per capire se la sua scelta non sia il frutto di pressioni esercitate dall’esterno. L’immagine di Silvia avvolta dal velo al momento del suo ritorno in Italia è diametralmente opposta a quella della ragazza con gli orecchini e un mazzo di fiori in mano nel giorno della laurea, una delle tante circolate al momento del suo rapimento sui social. Una vita stravolta, cambiata dal male che l’ha colpita. E verso la quale bisognerebbe avere rispetto, delicatezza, merci rarissime oggi come oggi. In attesa di capire cosa è successo, senza fretta. Di fare chiarezza sul riscatto pagato o meno, eventualità che solo Silvia stessa potrà confermare. Ma per lei, ora, è il momento del riposo. E sarebbe giusto farle silenzio intorno, non tentare l’ennesima polemica da quattro click.

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