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Le scrivono “sporca ebrea” sul muro, Maria: “Non cancellerò quel messaggio”

Parole orribili, scritte sul muro. Una frase agghiacciante, che rimanda indietro con la mente al secolo scorso, quando l’odio razziale era un fenomeno con il quale doversi confrontare quotidianamente. “Crepa sporca ebrea”. Un messaggio indirizzato a Maria Bigliani, 65 anni, pensionata, con una vita passata negli uffici tecnici del verde pubblico di Palazzo Civico di Torino. Che ha preso una decisione, quella di non far rimuovere quegli insulti choc: “Non la voglio cancellare, è una testimonianza di un atto incivile, ignorante e razzista” ha dichiarato dopo l’episodio.

“Ho avuto anche l’onore di ricevere la telefonata della sindaca Appendino che mi ha espresso solidarietà sua e di tutta la città”. La donna si è accorta della scritta quando è uscita di casa, dove vive con il compagno conosciuto 5 anni fa durante l’Hanukkah, la festa ebraica della consacrazione del tempio. Un messaggio comparso proprio nel giorno della Memoria. 
“Ho visto la scritta – ha raccontato Maria alle pagine di Repubblica – sono andata subito al commissariato di via Bologna per denunciare il fatto e mi hanno detto di rivolgermi alla Digos, sono stati loro ieri a raccogliere la mia denuncia in Questura. Ho capito che la scritta era rivolta a me perché credo di essere l’unica con un’origine ebrea qui nel palazzo”. La notizia ha fatto subito il giro dei social, con gli utenti a commentare inorriditi l’episodio. La madre di Maria, Ines Ghiron Bigliani, era una staffetta partigiana “ha combattuto molto fortemente contro fascismo e razzismo e  questa scritta ora per me rappresenta un motivo di orgoglio nella sua brutalità. Non mi era mai successo un gesto così forte, solo una volta sul lavoro un collega mi riempì di frasi ingiuriose. Da quel momento non ci sono stati altri episodi fino a oggi, posso sospettare di qualcuno ma sono solo sospetti”. Sul caso gli agenti della Digos, coordinati dal dirigente Carlo Ambra, stanno indagando raccogliendo le testimonianze per risalire ai colpevoli di quella scritta. “Ma per ora non ho fretta di cancellarla, è pur sempre una testimonianza”.

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