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Legge elettorale, appello di Vannacci a FdI: “Voti emendamento opposizioni per preferenze pure”

«Ne va della coerenza di FdI»

Il passaggio più diretto dell’intervento riguarda proprio la coerenza politica del partito di maggioranza.

«Mi appello a tutta la destra e, soprattutto, a Fratelli d’Italia, che alla Camera aveva votato il nostro emendamento: votate anche questo», afferma Vannacci.

E aggiunge: «Ne va della coerenza di FdI: perché votare sì alla Camera e votare no al Senato sulla stessa proposta?».

La questione delle preferenze diventa così anche un terreno di confronto interno al centrodestra. L’emendamento presentato dalle opposizioni, con il Pd in prima linea, punta a introdurre preferenze libere, eliminando i candidati blindati.

Fratelli d’Italia sta valutando la propria posizione, mentre Forza Italia e Lega risultano contrarie alla modifica. Il tema rischia quindi di trasformarsi in un passaggio politicamente delicato per la maggioranza.

Al centro della discussione c’è anche il futuro dell’impianto della legge elettorale che viene indicata come Melonellum. La divergenza sulle preferenze potrebbe infatti mettere sotto pressione gli equilibri della coalizione.

Il riferimento al vecchio manifesto di FdI

Nel suo intervento Vannacci ha accompagnato le dichiarazioni con un vecchio manifesto di Fratelli d’Italia, nel quale compariva una posizione netta sulle liste bloccate.

Sul manifesto si legge: «No alle liste bloccate. Siano direttamente i cittadini a scegliere i parlamentari».

Il riferimento serve a rafforzare l’argomentazione dell’ex generale: secondo Vannacci, la posizione espressa oggi da FdI dovrebbe essere coerente con quanto sostenuto dal partito in passato.

La scelta di rilanciare quel materiale nel momento in cui il Senato affronta il tema delle preferenze rende ancora più esplicito il messaggio rivolto alla formazione di Giorgia Meloni.

Non si tratta, nella lettura proposta da Vannacci, soltanto di una questione tecnica legata al funzionamento della legge elettorale. Il tema viene presentato come una questione di rappresentanza politica e di possibilità per gli elettori di decidere direttamente chi mandare in Parlamento.

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