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La commovente lettera di Marco alla moglie infermiera: “Ti ho vista piangere in silenzio, avrei voluto stringerti forte per consolarti ma non posso farlo”

Migliaia di innocenti soffocano nella solitudine. Si spengono senza il conforto dei propri cari. Ti ho vista piangere, in silenzio. Avrei voluto stringerti forte per consolarti e incoraggiarti. Se solo avessi potuto. Queste righe sono solo una parte della commovete lettera pubblicata su Facebook da Marco Trovato, direttore editoriale di Africa Rivista, indirizzata alla moglie Sarah infermiera da oltre un mese in prima linea accanto ai malati di Coronavirus. Nella lettera il marito racconta della rabbia ma anche della sofferenza silenziosa della moglie nel combattere “una strana guerra con un nemico invisibile ai più. Non a te. Tu lo vedi ogni giorno assieme ai tuoi colleghi e compagni di lavoro impegnati ad affrontare l’emergenza, in prima linea”. Marco sententendosi impotente di fronte a una situazione più grande di tutti noi, ha voluto esprimere attraverso questa lettera tutta la sua vicinanza e il suo amore a sua moglie Sarah: “Ti ho vista tornare a casa, stremata e sconvolta, dopo un’interminabile giornata di lavoro. Il volto scavato dalla fatica, il sorriso tirato, gli occhi lucidi, lo sguardo velato da un’ombra ineffabile. Addosso i segni della mascherina e degli occhiali protettivi. Poca voglia di parlare. Solo il desiderio di una doccia calda: per sciogliere la tensione, far scivolare via i cattivi pensieri, lavare le ferite della lunga battaglia. L’ennesima”.

Ti ho vista piangere, in silenzio. Avrei voluto stringerti forte per consolarti e incoraggiarti. Avrei voluto prenderti tra le braccia per scaldarti in questi freddi giorni di primavera. Se solo avessi potuto. Nemmeno una carezza, dannazione, per alleviare la tua sofferenza. Non mi è restato che ascoltarti. Un filo di voce incerta che man mano cresceva fino a diventare un fiume in piena: di emozioni e di rabbia. Ogni giorno in trincea contro il male impalpabile – prosegue – che ci ha allontanato dai nostri affetti (…) che ha fatto piombare sulle nostre città un silenzio irreale, sinistro, spettrale. La minaccia oscura che ha lacerato le famiglie, che ha sconvolto ogni programma, che ha frantumato le certezze, che d’un tratto ci ha fatto sentire fragili e vulnerabili, insinuando il terrore nelle nostre vite”.
“Il virus che toglie il respiro” lo ha definito l’autore della lettera. “Migliaia di innocenti soffocano nella solitudine. – prosegue – Si spengono senza il conforto dei propri cari. Senza un gesto di pietà, un estremo saluto. Manco un funerale. Solo voi, con la vostra compassione, ad accompagnarli in questa pena”. “Voi che vedete la forza distruttrice crescere come un mostro. Vedete le sue vittime, sofferenti e talvolta agonizzanti, ogni giorno più numerose, che chiedono il vostro aiuto. Sentite addosso lo sconforto e il timore di esserne sopraffatti. Ma non mollate. Vi chiamano eroi, angeli. E, certo, meritate gratitudine e plausi. Ma siete donne e uomini che fanno il proprio mestiere. Come sempre. Solo che oggi la gente si accorge di quanto sia importante, prezioso. Vitale, e chissà se lo terrà a mente quando la tempesta sarà passata e i giorni bui che stiamo vivendo saranno solo un lontano ricordo. Io però, ti prometto, non lo scorderò”.“Non scorderò il tuo viso esausto e tormentato, il peso dell’ansia che ti resta appiccicata addosso la notte, quando il tuo respiro si fa affannoso e i tuoi sonni agitati. Vorrei allontanarti da questi incubi, portarti lontano da qui, su una spiaggia accarezzata dalle onde. Lo farò appena sarà possibile, quando tutto questo sarà finito. E il mare e il sole spazzeranno via ogni angoscia, ogni paura. Orgoglioso di te”.

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