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Libero e i migranti “che mangiano i cani”. Ovviamente, una bufala

Ancora una volta Libero è riuscito nell’impresa di distinguersi per il modo molto particolare che ha di fare informazione, gettandosi nella mischia delle polemiche di turno armato di fake news, ricostruzioni faziose e imprecisioni. Se in passato erano stati principalmente i titoli del giornale a far discutere, per un intento di provocare che quasi sempre sfociava nell’offensivo, stavolta è il contenuto stesso di un articolo a finire sotto esame. Quello, per la precisione, dove si racconta di un imprenditore agricolo che si sarebbe visto mangiare alcuni cani da dei migranti.

Si legge nel pezzo, firmato da Salvatore Dama: “La rete che delimita il lato Nord è bucata. Un bello sbreco. Basta tirare giù la testa e in un attimo si è fuori. Le autorità lo sanno e non fiatano. ‘Se chiudono il buco, dentro l’hotspot succede il finimondo. Come nel 2016’, ricorda Attilio Lucia, vice coordinatore della Lega lampedusana, ‘quando i migranti diedero fuoco a un lesso’. È una valvola di sfogo. Alcuni ragazzi escono per comprare frutta e farsi due passi sul lungomare. Altri sono meno educati. Si portano fuori i materassi in gommapiuma. Le coperte di pile. Le vaschette con i cibi precotti della mensa. Qualche birra comprata al market giù al porto. E si dirigono nelle campagne attigue”.
Tra queste, scrive Dama, c’è la campagna di Rosy: “Sono quattro anni che sporge denunce. Inutilmente. Il suo ettaro di terra è diventato una discarica. Negli anni ha raccolto centinaia di plaid, monnezza, cocci di bottiglie, escrementi. Ha dovuto fronteggiare un gruppo di dieci migranti ubriachi. Ma c’è di peggio. Le sono sparite galline, capretti e quattro cagnolini. ‘Se li sono mangiati’, è la sua sentenza. Orripilante”.Peccato che poi, nello stesso pezzo, lo stesso autore sottolinei come sia “dura credere che i tunisini apprezzino il barbecue canino” visto che vengono spesso avvistati a fare spesa in paese, spesso ben vestiti (e qui, altra facile polemica). Insomma: nel titolo si inganna il lettore convincendolo che esistano immigrati pronti  a fagocitare tutto quello che trovano, animali compresi. Poi, nell’articolo, si smentisce la ricostruzione. Tutto fa brodo, se serve a portare qualche click.

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