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Liliana Segre: una lettera (da Auschwitz) per rispondere alle destre codarde

Ha scelto di rispolverare una pagina del suo diario, quello in cui racconta l’orrore nazista, troppo grande per essere compreso ancora oggi. Così Liliana Segre ha voluto rispondere, con una lettera donata al Corriere della Sera, a quei senatori che si sono astenuti dal votare la sua mozione contro l’odio, giustificando la loro linea come difesa dei valori di patria e famiglia. Un siparietto grottesco che ha avuto come protagonisti gli esponenti del centrodestra italiano, da Salvini alla Meloni passando per Berlusconi.

Ecco alcuni passaggi della testimonianza della Segre, un testo scritto in corsivo nel 1944 durante la prigionia ad Auschwitz-Birkenau: “La stanza era grande, lunga e stretta e vuota completamente. C’erano due porte e una finestra piccola, vicino alla finestra la stufa. La stufa era di ferro, appena tiepida, ma quel leggero terpore era annullato dalla corrente gelida che veniva dalla finestra. Stavo attaccata alla stufa e guardavo fuori la distesa di neve e le macchie indistinte delle prigioniere in fila, lontano verso i fili spinati. Avevo consapevolezza della mia nudità e del mio cranio rasato. La rasatura era stata crudele”.

“Non ero mai stata così sola e così infelice. Le ore passavano e ogni tanto entravano dei soldati, mi guardavano, ridevano, scambiavano una battuta di spregio. Avevo fame, sete e freddo. Nessuno mi diede nulla né da bere né da mangiare né da asciugarmi, dopo la doccia rimasi bagnata mentre aspettavo che i miei stracci venissero disinfestati […]”.


“Dopo ore entrò una ragazza. Avrà avuto forse due o tre anni più di me, anche lei nuda e disperata. Si avvicinò alla stufa e ci guardammo con pietà fraterna, già amiche, già sorelle, con occhi adulti. Tentammo in tutti i modi di parlare ma non ci capivamo assolutamente (forse era cecoslovacca o ucraina) e allora non so più a chi delle due venne in mente di tentare con il latino scolastico delle nostre prime frasi delle scuole medie, così lontane da lì”.“E fu fantastico poterci scambiare dolci brevissime frasi: Patria mea pulchra est (La mia patria è bella), Familia mea dulcis est (La mia famiglia è dolce), Cor meum et anima mea tristes sunt (Il mio cuore e la mia anima sono tristi). Fu molto importante quel momento e anche se non ho mai saputo il nome di quella ragazza con lei ho vissuto un’altissima affinità spirituale e la massima condivisione in una condizione umana bestiale. Grazie amica ignota, spero che tu sia tornata a raccontare di quel giorno di marzo 1944 nella Sauna di Birkenau”.

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