Vai al contenuto

L’inferno del Parco Verde di Caivano

Parco Caivano stupro mesi dodicenni ragazzine

Al Parco Verde di Caivano, una tragedia ha nuovamente sconvolto il tessuto sociale della comunità. Si tratta di un episodio ripugnante di stupro di gruppo ai danni di due cuginette di soli 10 e 12 anni, una vicenda che avrebbe origini ancor più cupe e profonde di quanto riportato inizialmente.
Leggi anche: Ancora terrore a Caivano, la denuncia di Don Patriciello: “Sparano all’impazzata”

Secondo quanto emerso, non si sarebbe trattato di un episodio isolato. Le due bambine sarebbero state vittime di abusi continui, perpetrati per mesi. Durante tale periodo, avrebbero subito minacce e violenze fisiche per mantenere il loro silenzio. L’indagine ha portato al sequestro di una decina di cellulari appartenenti a circa 15 ragazzi, sospettati di essere gli autori delle violenze. La maggior parte di questi sarebbe minorenne, e tra loro emergono figure particolarmente inquietanti: due sono figli di noti capi dello spaccio nel Parco Verde, mentre un altro, un 19enne, è l’unico ad essere stato per ora arrestato.

Il contesto familiare delle giovani vittime appare complicato: frequentavano la scuola solo sporadicamente e sono cresciute in ambienti difficili. Dopo la denuncia delle violenze, il tribunale dei minori ha preso la decisione di allontanarle dalle loro famiglie, affidandole a una casa famiglia. La loro tragedia sarebbe stata taciuta da chi abitava la zona, in un silenzio colpevole.

Dettagli ancora più agghiaccianti emergono dalla narrazione delle vittime: la bambina più piccola avrebbe avuto rapporti forzati con un presunto fidanzatino per oltre un anno, figlio di una figura dominante nello spaccio locale. Dallo scorso gennaio, altri ragazzi avrebbero partecipato agli abusi.

La vicenda si complica ulteriormente considerando che alcune delle violenze sarebbero avvenute nell’ex centro sportivo “Delphinia”, un edificio abbandonato, oggi in rovina.

A rivelare questa orribile realtà sono stati dei video girati dai responsabili durante gli abusi. Questi filmati venivano condivisi tra di loro, come macabri trofei, finché uno di questi non è giunto nelle mani del fratello di una delle vittime, innescando le denunce.

È una storia che scuote profondamente, evidenziando una grave crisi morale e sociale nella comunità di Caivano. Le indagini sono ancora in corso e la speranza è che giustizia sia fatta per queste due giovani vittime.