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Il reddito? Un ostacolo al lavoro: l’allarme lanciato dall’Inps, i dati di un bonus “pericoloso”

Un provvedimento nato per aiutare i cittadini in difficoltà e che però, paradossalmente, potrebbe avere sul mondo del lavoro effetti ben diversi da quelli sperati. A lanciare l’allarme sulle possibili conseguenze del reddito di cittadinanza è l’Inps: come sintetizzato dal Sole 24 Ore, secondo i dati dell’istituto sotto la soglia di 9.360 euro annui destinati a una persona single con Isee zero troviamo ben il 37,5% dei lavoratori del sud Italia (1,3 milioni) e il 21,2% di occupati al nord (1,7 milioni).

Al centro si collocano invece sotto i 780 euro al mese il 27,6% dei lavoratori, più di 837mila unità. Il dato al sud, però, resta quello più emblematico. Perché sempre secondo l’Inps aggiungendo al totale anche collaboratori, partite Iva e autonomi si arriva a quasi il 45% dei dipendenti privati. Le stime, però, parlano di un 30% dei beneficiari che riceveranno una erogazione pari o superiore ai fatidici 9.360 euro annui, in quanto parte di nuclei famigliari con più componenti.
Cifre analoghe emergono anche dalle ricerche dell’ufficio parlamentare di bilancio (Upb) che lanciato l’allarme parlando del rischio di “comportamenti opportunistici” considerando che per chi ha un reddito da lavoro inferiore, il bonus può rappresentare un disincentivo. Un problema evidente soprattutto al Meridione, dove risiede una gran parte di quella popolazione per la quale lavorare non risulterebbe, al dunque, conveniente.Un effetto più evidente per i giovani, penalizzati da redditi di ingresso nel mondo del lavoro non soddisfacenti. Confindustria si è accodata alle proteste, sostenendo come proprio tra le persone con età più bassa il reddito possa trasformarsi in un ostacolo, frenando la voglia di mettersi in gioco e fare le prime esperienze.

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