Economia

Un’Italia povera di fibra: il resto d’Europa si gode la telefonia 4.0, il Bel Paese resta (ancora) al palo

L’era della telefonia 4.0 comincia in mezza Europa e anche nella lontana Oceania, ma non in Italia. Dove, se è vero che una telefonata ti allunga la vita, è altrettanto vero che la conversazione non correrà sul web grazie alla fibra. Al contrario di Francia, Spagna, Gran Bretagna e Australia, nazioni in cui dal prossimo primo novembre non esisteranno più i contratti solo voce sulla linea fissa, ma si potrà telefonare attraverso la banda larga in fibra ottica, l’Italia sceglie di puntare sul rame ancora per qualche anno. Nei paesi europei c’è tempo per adeguarsi fino al 2023, mentre in Australia il governo è stato più rigido: o ci ai adegua entro 18 mesi o si stacca la spina.

Addio, dunque, al telefono fisso, ai fili con cui stava attaccato al muro, ai modelli di apparecchi vintage della prima metà del ‘900: le telefonate del futuro – e anche del presente – passeranno sul modem della banda larga attraverso il sistema Voip. Certamente più innovativo ma completamente inutile, va detto, in caso di mancanza di corrente elettrica, perché con l’evoluzione della fibra si perderà il sottile flusso di corrente che passa via rame anche se c’è il blackout. Una possibile emergenza che, in ogni caso, non riguarda l’Italia. Dove, secondo le rilevazioni AgCom di marzo 2018, le reti telefoniche sono circa 20 milioni (14,5 milioni in solo rame, 4,7 milioni miste rame-fibra, 1,1 milioni su Fixed Wireless Access, con solo 650mila utenti che dispongono della fibra nelle loro case).
E dove Tim non intende convertirsi alla banda larga chiudendo i contratti solo voce. Per colmare il gap, tuttavia, Tim si è impegnata con un investimento da 2,4 miliardi di euro per nuove frequenze del 5G e per portare la connessione veloce nelle cosiddette “aree bianche”, zone non ancora servite come campagne e montagne a scarsissima densità, a costi frazionati rispetto a quelli che servirebbero per realizzare infrastrutture in fibre lunghe chilometri. In questo modo Tim eliminerà i costi delle centrali telefoniche: entro il 2024 l’azienda punta a chiuderne 6.500 sulle 10.500 esistenti. Il fenomeno, denominato “decommissioning” comporterà secondo le stime un risparmio notevole, già sperimentato in altre zone d’Europa. Anche se in Italia, come detto, il rame non sparirà, in controtendenza rispetto agli altri paesi europei e d’oltreoceano: gli ultimi 200 metri di rete in rame Telecom, considerati ancora affidabili, resteranno attivi per un po’ di anni.

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