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Lockdown: il Pd vuole nuove strette, Conte per ora resiste

Discussioni accanite, confronti duri. Frenesia. E una certeza: il numero dei contagi cresce tanto, troppo rapidamente. Al punto da aver reso già acqua passata l’ultimo Dpcm del governo, varato soltanto pochi giorni fa. Servono nuove misure per evitare che la situazione precipiti, arrivando al punto di non ritorno. Serve, insomme, un intervento rapido per scongiurare l’ipotesi, la peggiore possibile, della necessità di un nuovo lockdown che metterebbe in ginocchio il Paese. I dubbi, all’interno del governo giallorosso, sono semmai su come agire, quali misure introdurre per arginare la diffusione del Covid. Con il Pd da una parte e Conte, al momento, dall’altra.

Conte vuole infatti evitare di usare un pugno troppo duro, convinto che gli italiani, provato dalle restrizioni di inizio anno, non capirebbero. A battersi per la linea dura, durante l’ultimo vertice, sono stati soprattutto Dario Franceschini e Roberto Speranza, con Alfonso Bonafede più prudente e Teresa Bellanova a ribadire, posizione ormai nota di Italia Viva, che “col virus bisogna imparare a convivere”. Il premier ha dubbi sulla necessità di nuove imposizioni per bar e ristoranti: ha paura che un ulteriore anticipo dell’orario di chiusura metta definitivamente in crisi tante attività. Meglio, forse, ampliare lo smart working per limitare, piuttosto, il traffico.
Si lavora anche sulla possibilità di limitare gli sport da contatto, con discussioni anche sullo stop a piscine, palestre e circoli. Sul tavolo anche la stretta sulle manifestazioni e gli eventi pubblici, la possibile chiusura dei negozi non essenziali e delle sale gioco. Infine la scuola, uno dei nodi più difficili da sbrogliare. Le Regioni invocano chiusure e didattica a distanza, all’interno del governo in molti pensano che i governatori stiano premendo perché “incapaci di gestire trasporti e tamponi”. La ministra Azzolina continua a opporsi all’idea di tornare alla didattica digitale per tutti: la possibile soluzione al varo, allora, è lo scaglionamento degli orari di ingresso in aula, per diminuire l’affollamento sugli autobus.

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