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L’ombra della Russia sulla Lega: l’allarme degli Usa, “così il Cremlino influenza le elezioni”

L’ombra della Russia sulla Lega, che potrebbe aver ricevuto fondi dai servizi di sicurezza del Cremlino per la sua campagna elettorale. Un sospetto che arriva direttamente dagli Stati Uniti, per la precisione dalla pagina numero 138 del rapporto che la componente democratica nella commissione Esteri del Senato ha da poco pubblicato per denunciare le ingerenze politiche di Mosca. Un documento basato su fonti aperte e articolo di giornale dal titolo “L’assalto di Putin alla democrazia in Russia e in Europa: le implicazioni per la sicurezza nazionale americana”. A firmarlo, spiega La Stampa, è Ben Cardin, vicepresidente della commissione. Lo scopo è denunciare l’offensiva lanciata dal Cremlino in tutto il mondo, per influenzare i risultati elettorali e spingere i Paesi occidentali a fare i suoi interessi. Che sono fondamentalmente tre: minare l’Unione Europa, dividere la Nato, e ottenere la cancellazione delle sanzioni per l’attacco all’Ucraina e l’annessione della Crimea. La parte dedicata al nostro Paese è lunga tre pagine. “Negli ultimi anni, l’Italia ha visto il rilancio dei partiti populisti anti establishment, che hanno guadagnato appeal nella popolazione e ottenuto un certo successo elettorale. Alcuni di questi partiti sono forti sostenitori della politica estera favorevole al Cremlino, e hanno fatto un uso esteso delle fake news e le teorie cospirative nelle loro campagne mediatiche, spesso prendendole dai media di stato russi. L’Italia potrebbe essere un target per l’interferenza elettorale del Cremlino, che probabilmente cercherà di promuovere i partiti contrari a rinnovare le sanzioni europea per l’aggressione russa in Ucraina”.Il documento dice che “il Cremlino ha lavorato per stabilire legami politici formali e influenza con partiti estremisti italiani. Ad esempio Russia Unita e Lega Nord, partito populista della destra radicale, hanno firmato un accordo di cooperazione nel 2017”. Da qui il sospetto, ripreso da un articolo del Telegraph, che i leghisti abbiano preso anche soldi. Il testo nota che “le compagnie statali russe dell’energia esercitano anche influenza attraverso l’Eni, che è partner di Gazprom nell’oleodotto Nord Stream 2 e preferisce il gas di Mosca a quello algerino”.

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