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Green pass obbligatorio: Londra ci ripensa e lo mette in soffitta

Il green pass continua a far discutere. Mentre l’Italia sembra viaggiare spedita verso una estensione sempre più ampia dell’uso della certificazione verde, altri Paesi al contrario non vogliono seguire la stessa strada. È il caso della Gran Bretagna dove, nelle scorse ore, il premier conservatore Boris Johnson ha annunciato la temporanea cancellazione del piano volto a introdurre l’uso del green pass obbligatorio nei locali pubblici.

La decisione del governo di Londra arriva abbastanza a sorpresa. E ora rischia di stravolgere molte delle certezze italiane sul green pass. La misura restrittiva avrebbe dovuto essere introdotta entro la fine di settembre. Sarebbe appunto stato imposto l’uso della certificazione verde per accedere a locali notturni, discoteche o luoghi dove si svolgono eventi di massa. Al momento, dunque, solo la Scozia ha confermato di voler procedere in questa direzione.

Sono due le ragioni che sembrano spingere Johnson a bloccare l’introduzione del green pass obbligatorio. Una politica e l’altra sanitaria. Dal punto di vista politico è proprio una buona parte del partito Conservatore del premier a considerare questa misura “coercitiva e discriminatoria”. Sulla stessa lunghezza d’onda si sono schierati anche il partito Liberaldemocratico e persino quello Laburista il cui leader, Keir Starmer, aveva già giudicato l’intenzione di rendere obbligatoria la certificazione verde come “contraria allo spirito britannico”.

Le motivazioni di carattere sanitario che hanno portato, di fatto, al blocco del green pass, risiedono invece nel fatto che la campagna vaccinale britannica stia procedendo in maniera spedita (81% della popolazione già con doppia dose). L’introduzione del green pass in altri Paesi europei come l’Italia, infatti, viene motivata con la giustificazione che la certificazione abbia l’unico scopo di indurre le persone a vaccinarsi. E non serve certo ad arginare la diffusione del coronavirus. Ma c’è di più, perché Boris Johnson ha anche annunciato l’intenzione di mettere fine al più presto alla legislazione di emergenza. Niente più lockdown a Londra e dintorni dunque.

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