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Terremoto 5Stelle, Paragone guida la scissione: lo seguono in 10. Guai al Senato

Il Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama potrebbe perdere altri dieci senatori. Secondo quanto scrive La Repubblica, Gianluigi Paragone sarebbe a capo di una frangia di eletti pronti a staccarsi dal gruppo di maggioranza relativa e costituire un gruppo autonomo come quello di Renzi. Di fatto resterebbero nella maggioranza ma con la funzione di pungolarla dall’esterno. Nel giorno che sancisce il possibile slittamento della legge sul taglio dei parlamentari tra i deputati e i senatori riuniti al Quirinale, per gli auguri alle alte cariche, è tutto un interrogarsi: questa novità allunga o accorcia la legislatura? Ma all’orizzonte si profilerebbe un’altra incognita, se confermata…

Dieci senatori del M5S, guidati da Gianluigi Paragone, sarebbero pronti a staccarsi dal Movimento e a costituire un gruppo autonomo. Paragone, il senatore cinquestelle “ribelle” che ha votato contro la manovra in aula e su cui è stata aperta la procedura dei probiviri, torna a ribadire che non ha intenzione di passare alla Lega. E a Radio Cusano Campus afferma: “A me interessa una cosa: il M5s era diventato membrana contenitiva di una voglia di riscatto, se tu in un anno e mezzo perdi tutti questi voti è perché hai tradito un sogno. Il Movimento non può pensare di diventare tutto a un tratto un soggetto bello, fighetto. Noi crediamo che l’Europa sia cattiva, ingiusta, generatrice di conflitti sociali. Noi lo dicevamo”.

“Non si può rinnegare quello che dicevamo e che Grillo diceva sull’Europa e sulla sovranità. Se questa manovra restrittiva l’avesse fatta il governo precedente con Tria io non l’avrei votata comunque”, spiega il senatore. Sul suo possibile passaggio al Carroccio, Paragone chiarisce: “Spazziamo via qualsiasi voce su questo. Come si può pensare che io possa passare alla Lega quando la Lega si è innamorata di Mario Draghi. Io credo che l’Europa così com’è non va bene. Io sono incazzato come non mai perché vedo che se ne fottono completamente e non mi possono venire a dire che ce l’ho col governo”.

Paragone ha risposto anche a una domanda sul caso Lanutti, il senatore candidato a presiedere la commissione inchiesta sulla banche ma che ha un figlio che lavora nella Popolare di Bari, la banca al centro di un salvataggio da parte dello Stato: “Credo che il figlio di Lannutti sia un dipendente normalissimo, di basso livello – ha affermato paragone – un conto è avere un parente che è negli assetti dirigenziali, un altro è avere uno allo sportello. Se non vorranno avere un cane da guardia come Elio in commissione ce ne faremo una ragione”.

 

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