Giustizia

Mafia, i boss scarcerati riorganizzano Cosa Nostra a Palermo: l’inchiesta

La lotta alla mafia deve farsi più dura che mai. I vecchi padrini stanno tornando in libertà, uno dopo l’altro, e ognuno di loro ha ripreso i posti di comando nei clan che avevano lasciato. Del resto, hanno scontato la loro pena… Ma a Palermo l’ultima indagine della procura e dei carabinieri del nucleo Investigativo svela quanto sia ancora forte la pressione di Cosa nostra in determinate zone della città. Come racconta Repubblica, “due scarcerati ‘eccellenti’, Giulio Caporrimo e Nunzio Serio, puntavano a controllare i cantieri edili della parte ovest di Palermo, la zona di Tommaso Natale. Imponevano il pizzo o si accaparravano i lavori, estromettendo le ditte già presenti. Sono dieci le persone finite in carcere questa notte”.

La mafia, dunque, prova a riorganizzarsi. L’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Amelia Luise “ha potuto contare sulla determinazione e sul coraggio di due imprenditori che non hanno avuto dubbi quando si sono trovati davanti alle pressioni dei boss, e hanno denunciato. Uno era stato già estromesso dal cantiere di ristrutturazione di un appartamento”. Un altro lo volevano escludere da alcuni lavori di movimento terra. “Questa operazione dimostra la persistente operatività di Cosa nostra in un’area della città nella quale è storicamente radicata – dice il generale Arturo Guarino, il comandante provinciale dei carabinieri – il controllo del territorio con l’imposizione delle estorsioni resta una modalità criminale importante e perseguita con ostinazione. Ma è incoraggiate registrare ancora una volta segni di reazione di imprenditori che dicono no al pizzo”.

Le denunce hanno offerto nuovi spunti d’indagine contro la mafia e sono diventate uno straordinario riscontro a quanto già emergeva dalle intercettazioni. Si legge su Repubblica: “Sotto sette le estorsioni oggetto di questa indagine: due operatori economici si sono rivolti ai carabinieri, gli altri hanno invece preferito sottostare ai ricatti di Cosa nostra. Giulio Caporrimo era un reuccio nella borgata di Tommaso Natale, rispettato e temuto”.

“I capi storici di Cosa nostra continuano a svolgere un ruolo significativo all’interno delle famiglie palermitane – dice il colonnello Mauro Carrozzo, il comandante del Reparto Operativo – soprattutto nella prospettiva della riorganizzazione della struttura mafiosa, che le indagini hanno però bloccato”. Caporrimo è stato filmato mentre faceva incontri sul suo potente gommone, mentre dava un bacio in bocca ai suoi collaboratori più stretti, segno d’investitura. Un padrino rispettato e osannato nelle borgate. “Sin dal momento della sua scarcerazione si è subito reinserito nel circuito criminale”, ha scritto il gip Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare.

 

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