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Il Coni della discordia: Malagò, è guerra al governo Conte. Cosa succede nello sport italiano

Riforma legittima o occupazione “fascista”? Dopo un’estate senza Italia ai Mondiali di calcio, dopo l’implosione del sistema pallonaro dalla serie B in giù che ha tenuto banco tra i rettangoli verdi e i tribunali fino a un paio di settimane fa, dopo il tentativo (miseramente fallito) del sottosegretario allo Sport Giancarlo Giorgetti di porre un freno ai rimpalli tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria su vicende calcistiche, tra un pugno alzato in aula e un condono edilizio “nascosto” nel decreto Genova, l’esecutivo gialloverde torna ad occuparsi del Coni come da contratto di governo.

La riforma è inserita nella manovra che dovrà essere approvata entro dicembre, e in sostanza la proposta è quella di spacchettare in due parti il Comitato Olimpico, che diventerà Coni Servizi (attraverso la società Sport e Salute spa, composta da membri di nomina governativa e vera attrattrice di risorse) e Coni olimpico, che in sostanza si occuperà solo della preparazione olimpica. Ognuno dei due Coni avrà rispettivi fondi, divisi tra i 410milioni di euro destinati allo sport italiano: 370milioni andranno ai servizi, 40milioni alla parte olimpica.Ed è proprio sui finanziamenti che si anima lo scontro tra Governo e attuale management del Coni, presidente Giovanni Malagò in testa, che denuncia un “sospetto interesse” della politica sui milioni destinati allo sport, lamenta la “mancata condivisione” ed evoca lo spettro dello “statalismo estremo” nel comitato italiano, che ad oggi conta quattro milioni e mezzo di iscritti e 63mila società sportive sotto la sua egida.“Non è una riforma, è un’occupazione – tuona Malagò – grillini e leghisti stanno mandando le loro ruspe dentro stadi, palazzetti e piscine. Anche Mussolini aveva rispettato la nostra storia e la nostra autonomia. Mi sarei dimesso se la riforma avesse investito il Coni già dal 2019”. Ma il cambiamento partirà dal 2020. “Non abbandono la mia barca a pochi mesi dalle Olimpiadi – aggiunge il presidente – ma non vado a fare il notaio né il becchino del Comitato olimpico”. Dello stesso avviso anche Mario Pescante, senatore di FI ed ex number one del Comitato olimpico: “La riforma fascista del 1942 era migliore della proposta attuale” sentenzia. Pronta la risposta gialloverde, a firma di Giorgetti e del collega sottosegretario di sponda pentastellata Simone Valente: “L’autonomia dello sport non è in discussione – scrivono in una nota congiunta -, andiamo avanti con serenità”.Il Consiglio nazionale del Coni convocato d’urgenza – ma non erano presenti, e il messaggio che ne esce è chiaro, i referenti delle principali federazioni: Gravina per il calcio, Barelli per il nuoto, Binaghi per il tennis, Petrucci per il basket – con il solo voto contrario del senatore leghista Barbaro, ha dato mandato a Malagò di trattare ancora con l’esecutivo, prima che la riforma arrivi approvazione entro qualche settimana. Ma gli animi sono esacerbati e le posizioni distanti: Malagò non ha mai dimenticato il no del Movimento 5Stelle alla candidatura di Roma alle olimpiadi del 2024, e anche con Giorgetti i rapporti sono ormai deteriorati. Sullo sfondo, però, incombe la candidatura di Milano-Cortina per i giochi olimpici invernali, che sta molto a cuore alla metà leghista del Governo Conte: una volta approvata la riforma, che con ogni probabilità passerà indipendentemente dal fronte del no, bisognerà mettersi a lavorare per non rischiare di perdere anche questo treno.

Si prendono i soldi: furia Malagò, la denuncia del Coni contro il governo e la sua idea di sport