Economia

Manovra bocciata: le prossime mosse di Salvini e Di Maio. Cosa rischiamo noi

Dopo la bocciatura ufficiale della manovra italiana si aprono diversi scenari. Il ministro Giovanni Tria ha ribadito l’intenzione di portare il deficit 2019 al 2,4%, confermando la possibilità che le iniziative della Manovra facciano crescere il Pil dell’1,5% nel 2019, con l’effetto di mantenere il debito a bada nonostante l’extra-disavanzo. Con i saldi confermati dall’Italia, l’esecutivo europeo riunito a Strasburgo per parlare di tutti i 19 bilanci dell’Eurozona formula la sua “opinione negativa” sulla Manovra, con una accelerazione del giudizio rispetto alla procedura standard, chiedendone una nuova.

Si tratta di una “prima” per l’Italia, visto che il rigetto del Documento programmatico di bilancio non è mai successo prima d’ora. L’Italia avrebbe tre settimane per inviarne uno nuovo (ovvero entro il 13 novembre), ovviamente modificando i target contestati. Se anche ciò non dovesse andare bene, per l’Italia si aprirebbero fronti scivolosi. L’Europa è vigile attraverso il “braccio preventivo” del Patto, che ha esteso il monitoraggio oltre i canonici limiti di rispetto del deficit/Pil al 3% e di debito Pil al 60%.

In questa fase, si verifica che le “intenzioni” di bilancio dei governi siano in linea con gli obiettivi programmatici che dovrebbero aiutare le finanze pubbliche locali a rispettare i parametri generali. Nel caso dell’Italia, che nonostante tutto è assai disciplinata sul fronte del deficit/Pil, il problema è il debito al 130% e l’impegno ogni volta preso e disatteso di ridurre quel fardello, che si traduce nella pratica di migliorare il proprio deficit strutturale.

Questo parametro (ovvero il deficit al netto dei fattori ciclici) dovrebbe esser migliorato dello 0,6% nel 2019, mentre l’Italia lo peggiorerà dello 0,8%. Sulla base di questi numeri, alla fine di novembre (dopo le eventuali “non-modifiche” italiane), la Commissione darà il parere finale sul progetto di bilancio: è atteso per il 21 novembre, per essere discusso dal Consiglio a inizio dicembre.

Qualora la Commissione – e l’Eurogruppo a ruota – certificassero una “deviazione eccessiva” (quella già anticipata nella lettera di Moscovici a Roma) confermando l'”opinione negaiva” sulla Manovra, si aprirebbe la seconda gamba del problema con l’ingresso nel “braccio correttivo” del Patto. L’Italia andrebbe incontro con buona probabilità a una procedura per debito, che darebbe i suoi responsi verosimilmente nella primavera del 2019. Il fattore scatenante l’apertura della procedura sarebbe il mancato rispetto della discesa del debito del 2017.

Sotto una procedura, l’Italia rischia di dover prendere impegni molto più stringenti verso l’Europa, che dalla sua può agitare una sanzione dello 0,2% del Pil (nemmeno 4 miliardi) aumentabile allo 0,5% in caso di reiterazione degli sforamenti. A complicare tutto c’è la campagna per le elezioni europee e la forza che darebbe ai partiti euroscettici il poter agitare una simile ‘vessazione’ come strumento coagulante del consenso.

Altre possibili sanzioni estreme sarebbero la richiesta alla Banca europea per gli investimenti di non investire in Italia, o bloccare i Fondi strutturali. Ma si tratta di armi che a Bruxelles non vorrebbero nemmeno prendere in considerazione, per la loro gravità. Nel mentre ci sono altri “fronti” in attesa di esser sbloccati: la Manovra vera e propria sarebbe dovuta arrivare in Parlamento già il 20 ottobre, secondo quanto previsto dalle nuove regole sul Bilancio italiano per permettere una discussione in Aula, in realtà dovrebbe approdare in Parlamento non prima della prossima settimana.

Si guarda poi agli sviluppi sui mercati finanziari: dopo il taglio al rating di Moody’s, l’altro verdetto atteso questo mese è il giudizio di Standard&Poor’s, che dovrebbe essere pubblicato venerdì. Al di là delle sanzioni europee, come visto tutto sommato limitate, i mercati potrebbero dare altri scossoni all’Italia.

 

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