Europa

Manovra azzardata: la decisione del governo sulle banche, i rischi che Salvini e Di Maio nascondono

Togliere qualche privilegio ai banchieri per restituire qualche diritto ai cittadini è sacrosanto e tutti ne beneficeranno. Lo ha scritto ieri in un messaggio diffuso su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio, al termine del vertice di governo che ha messo nero su bianco la nota di aggiornamento al Def . “Se dai privilegi ai banchieri dipendesse il buon andamento dell’economia, con tutti i regali miliardari che gli hanno fatto i governi di prima oggi saremmo il Paese del Bengodi. Invece non è così e quindi si cambia” ha aggiunto il Ministro del Lavoro, nel nome di quella che il Movimento 5 Stelle definisce la “manovra del popolo”, i cui contorni iniziano a essere un po’ più chiari.

Il governo gialloverde ha stabilito che reperirà i fondi per l’attuazione della manovra anche grazie alla riduzione della deducibilità degli interessi passivi per gli istituti bancari (che passerebbe all’86% rispetto all’attuale 100%), allo slittamento su più anni della deducibilità delle maggiori svalutazioni sui crediti deteriorati, che creano le Dta (imposte differite) dalle quali si dovrebbe ricavare gran parte del tesoretto, e all’abrogazione dell’aiuto alla crescita economica (meglio noto come Ace). Nella prossima legge di Bilancio infatti 1,5 miliardi dovrebbero essere destinati al risarcimento dei risparmiatori truffati, misura questa che dovrebbe essere finanziata proprio con il taglio alle agevolazioni per le banche. Questo vecchio motivo conduttore del Movimento stellato da sempre presente nello schema, farebbe ottenere al governo cifre enormi volte anche a finanziare la manovra del popolo.
Secondo gli analisti di Equita infatti, il governo beneficerebbe di un maggior gettito di 2 miliardi nel 2018 e di ben 5 miliardi nel triennio 2019-2021, se decidesse di intervenire su alcuni regimi fiscali di detrazioni e deducibilità concessi alle banche. “Da questi capitali il governo attingerà per risarcire i risparmiatori truffati nei fallimenti bancari” ha spiegato il Presidente Conte in un colloquio con la stampa. “Nel 2020 porteremo il rapporto deficit/Pil al 2,1% e nel 2021 scenderemo all’1,8%; avremo un miglioramento del rapporto debito/Pil che ora veleggia sopra il 130% e nel 2020 si attesterà al 126,5%”. Una scelta amministrativa che ovviamente, non ha trovato per nulla d’accordo l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), che durante la 50° Giornata del Risparmio, non ha mancato l’occasione di criticare la scelta di governo.
“Aumentare la pressione fiscale sulle banche non peserebbe solo sul settore ma indebolirebbe o rallenterebbe la ripresa e inciderebbe su tutta la catena produttiva” ha affermato il presidente dei bancari Antonio Patuelli reagendo duramente. “Il risparmio e il modello di business delle banche impegnate nel sostegno alle piccole e medio imprese”. Il presidente ha inoltre spiegato che l’attività bancaria è strettamente collegata ad altri settori produttivi, e cercare di aumentare la pressione fiscale sulle banche sarebbe un grave errore in quanto questo fenomeno rallenterebbe o indebolirebbe la ripresa. Per questa ragione secondo il presidente di ABI “tassare alcune spese che le banche pagano forzatamente come gli interessi tornando indietro nel tempo equivale a tassare un costo e tassare i costi non è una cosa molto logica”. Sul piede di guerra anche i sindacati che, con una nota congiunta firmata da Fabi, First-Cisl, Cgil-Fisac, Uilca e Unisin hanno attaccato: “Nessuno pensi di scaricare il costo dello spread sul Paese e il taglio eventuale della deducibilità degli interessi passivi sui lavoratori del credito che in questi anni hanno già pagato pesanti sacrifici in termini di riduzioni dell’occupazione e di peggioramento
delle condizioni di lavoro”.

Un Conte più che dimezzato: il premier si arrende, clamoroso passo indietro sull’immigrazione. Altro che le espulsioni promesse da Salvini!