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La storia di Mario: “Io, cattolico con la sclerosi chiedo l’eutanasia come DjFabo”

Dire eutanasia in Italia, oggi, nel 2020, è ancora come strillare una bestemmia in mezzo a una piazza. Eppure sono tanti, tantissimi, gli invisibili che la chiedono e che non riescono ad avere risposte dallo Stato, dalla giustizia. Chiedono di morire come Dj Fabo, di andarsene con dignità. Sono 75 gli italiani che nei primi mesi dell’anno, e quasi 900 dal 2015, hanno scritto in segreto all’Associazione Coscioni chiedendo informazioni per varcare il confine e andare a morire in Svizzera dove “finalmente ti fanno dormire”. Si sentono soli, nel dolore, nella malattia, davanti ad uno stato che li ha dimenticati. Ad una classe politica che in parlamento dopo le sentenze della Consulta, gli inviti pressanti della Corte Costituzionale a fare una legge sull’eutanasia, non ha approvato alcunché.

Cercano notizie, vogliono l’eutanasia, illegale in Italia, per se stessi, la chiedono per un genitore malato che vuole ancora decidere. Hanno storie, drammi diversi alle spalle, atei convinti o uomini di fede come Mario, architetto malato di sclerosi multipla. La sua storia la racconta oggi a Caterina Pasolini su Repubblica: “Sono Mario, architetto, con diagnosi di sclerosi multipla progressiva del 2002. Sono tetraplegico, scrivo con i comandi vocali. Sono cattolico, ma la fede prescinde dai comportamenti dei singoli. E così ho intenzione di scrivere alla società svizzera dove aiutano ad addormentarsi per sempre. Sono nullatenente, non mi posso spostare, ma vorrei una fine dignitosa anche io”.

Le parole di Mario colpiscono, immediate, senza retorica mentre racconta le difficoltà della sua vita stravolta dalla malattia. “Tutto ciò che guadagno con il lavoro e i sussidi pubblici lo uso per pagare l’assistenza. Sostanzialmente la mia vita non è poi così dignitosa ormai, nonostante quello che pensano le persone che mi incontrano per strada salutandomi come se fossi un’icona, un ponte per raggiungere la loro personale misericordia di Dio. Ma nessuno si chiede quanto costi in termini economici tutto ciò… Ora sono lucidamente a terra, dubito di voler continuare così, dubito sinceramente che sia questa la fine dignitosa”.

Parole, sofferenze che i novecento italiani hanno raccontato in modo diverso all’associazione che da anni si occupa di diritti civili, dalla fecondazione al fine vita. Inascoltate nei palazzi della politica dove da anni giace la proposta di legge sull’eutanasia formata da 130mila cittadini, proposte dei vari partiti, ma ancora un nulla di fatto a parte qualche audizione. C’è chi scrive per sé, dopo aver scoperto una malattia inesorabile e davanti un futuro che gli pare insostenibile. E mentre la politica è silente la giustizia va avanti. Mercoledì davanti alla Corte di Assise di Massa sarà una nuova udienza del processo a Marco Cappato e Mina Welby per l’aiuto al suicidio fornito a Davide Trentini.

 

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