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Mark Zuckerberg, Facebook e l’UE: l’incontro al Parlamento Europeo e quelle domande (ancora) senza risposta

Mark Zuckerberg chiude scusa ai cittadini europei e lo fa in diretta streaming dalla sede dell’Europarlamento, luogo in cui è stato convocato per chiarire quanto successo il merito allo scandalo Cambridge Analytica. Ciò che tutti hanno potuto vedere era un Mark Zuckerberg sicuro di sé nel dire che Facebook prenderà tutti i provvedimenti necessari perché tali avvenimenti non succedano mai più.
Nonostante questo, sono molte le domande a cui ancora non c’è riposta e che – almeno stando a quanto affermato dal CEO di Facebook – otterranno delucidazioni in forma scritta, nei prossimi giorni. Intanto, il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha utilizzato parole molto forti, anche in vista delle prossime elezioni per i rappresentanti al parlamento UE.

Mark Zuckerberg al Parlamento Europeo: tante domande ma (ancora) poche risposte

Da quando Facebook ha preso piede tra i cittadini europei e non solo, sono tante le persone che hanno affidato al social network “in blu” moltissime informazioni rispetto alla propria vita privata, spesso inconsapevolmente. Ma cosa succede quando questi dati vengono raccolti in modo illecito ed utilizzati per influenzare risultati elettorali?


La risposta è molto semplice e molte delle situazioni politiche attuali – da Donald Trump alla Brexit sino alle elezioni italiane – ne sono l’esempio lampante. È proprio per questo motivo che Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, ha adottato una linea molto dura nei confronti di Mark Zuckerberg, invitandolo a dare ai circa 400 milioni di cittadini europei le dovute risposte. “La vicenda Cambridge Analytica sulla raccolta e l’utilizzo illegale di dati personali al fine di influenzare risultati elettorali, è allarmante. I nostri cittadini meritano una completa e dettagliata spiegazione su quanto accaduto” – ha affermato Tajani durante il suo intervento.
Mark Zuckerberg ha utilizzato il suo spazio per scusarsi di quanto accaduto e per affermare nuovamente di come Facebook stia lavorando per far sì che tutti i suoi utenti siano informati del trattamento dei dati, sempre più controllato anche in vista dell’introduzione in Europa del GDPR. Nonostante ciò, però, sono molti i quesiti lasciati ancora aperti: primo tra tutti quello che riguarda il perché Facebook non si sia accorto in tempo dell’utilizzo dei dati da parte di Cambridge Analytica, dati utilizzati per influenzare le recenti campagne politiche internazionali. “I nostri cittadini chiedono di esercitare il diritto di voto in piena consapevolezza, sulla base di informazioni veritiere. Dobbiamo garantire che i loro dati personali non vengano mai più utilizzati per manipolare illecitamente il processo democratico” – ha affermato Tajani a tal proposito. Non rimane quindi che attendere tutte le risposte non (ancora) date per saperne di più su ciò che offrirà, da oggi in poi, Facebook ai propri utenti in materie di protezione dati.

Il GDPR: come cambia la tutela dei dati

Come molti sapranno, il 25 maggio 2018 entrerà in vigore il GDPR ovvero il Regolamento generale sulla protezione dei dati, regolamento da applicare ai dati di tutti i cittadini europei, sia all’interno che all’esterno dei confini UE.
Cosa cambia per i cittadini UE quindi? Il GDPR prevede che tutti i cittadini possano decidere delle sorti dei propri dati, dando il proprio consenso informato ma soprattutto reclamando e ottenendo il diritto all’oblio. Questo, ovviamente, dovrebbe garantire una maggior tutela della privacy, nonché di poter dare il proprio consenso al trattamento dei dati previa conoscenza specifica degli usi per cui saranno utilizzati.


Travolto dallo scandalo Cambridge Analytica, Facebook ha anticipato di oltre un mese questo provvedimento chiedendo ai suoi utenti di dare il proprio consenso all’utilizzo di tali informazioni nonché creando una pagina ad hoc per rispondere alle domande più comuni in modo dettagliato. Per chi fosse interessato: https://www.facebook.com/privacy/explanation.
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In copertina, Photo Credits: By TechCrunch [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons