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Mattarella perde la pazienza e detta la linea: “In caso di crsi, elezioni anticipate”

Il governo Conte-bis continua a scricchiolare, e la batosta elettorale in Umbria non ha fatto altro che destabilizzare un equilibri già abbastanza precario. Per questo nelle ultime ore si fa sempre più forte l’idea di elezioni anticipate. A poco più di due mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo. E, viste le voci sempre più insistenti, c’è chi ha iniziato a capire che aria tira al Quirinale. “Sfiduciare Palazzo Chigi non è tra i poteri del presidente della Repubblica”, spiegano dal Colle. Ma, se Conte 2 cade, “difficilmente” ci sarà un Conte 3.

Quindi la strada è una sola: quelle delle urne. Nessun governo tecnico, nessun Mario Draghi salvatore. Se davvero la coalizione giallorossa entrerà in crisi, bisognerà “tenere bene in chiaro” che il Quirinale non allungherà la legislatura e si andrà verso elezioni anticipate nel 2020. C’è già una possibile data.

Quella di fine marzo, un mese e mezzo dopo le cruciali regionali emiliane: il taglio dei parlamentari non sembra più un ostacolo. E chi si illude di poter tenere in vita la legislatura confidando nel referendum confermativo del taglio dei parlamentari la prossima primavera-estate dovrà rassegnarsi: si andrebbe alle urne molto prima, con le vecchie regole, cioè con il Rosatellum per eleggere un Parlamento di 945 membri. La linea è di attesa degli eventi, con un occhio sulla Finanziaria.

Mattarella sembra infastidito da chi nelle ultime ore lo ha chiamato in causa come se potesse fare qualcosa. Matteo Salvini dice che “non è questo, così litigioso, l’esecutivo che il presidente aveva in mente”; Giorgia Meloni ha addirittura sollecitato un intervento diretto: “Mattarella tenga conto delle elezioni in Umbria, lo scenario è cambiato”. Le solite castronerie dei due sovranisti: queste sono infatti richieste improvvide dal punto di vista della grammatica costituzionale, semplice propaganda.

Ma la tenuta del governo allarma davvero il Colle. Conte versione giallorossa ha meno di due mesi di vita ed è già stato sballottato in un turbine di polemiche e di infiniti bracci ferro interni. Su fisco e contante le posizioni di Cinque Stelle, Pd e Italia Viva divergono assai. Il Pd, senza Renzi, sembra aver ritrovato unità, ma a soffrire la faida interna ora è il Movimento 5 Stelle, si prevedono dunque altri terremoti.

Tutto questo rende precario l’equilibrio dell’esecutivo. Dal Quirinale emerge una linea decisa: o la maggioranza si calma o si vota.

 

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