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Insulti a Mattarella, tra il Capo dello Stato e Gervasoni la Meloni difende Gervasoni

Nell’ambito dell’indagine sulle minacce al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha fatto molto scalpore la notizia della perquisizione del professor Marco Gervasoni. Ma a fare altrettanto scalpore, ora, è Giorgia Meloni che ieri ha difeso il professore (senza farne il nome esplicitamente). Tra Mattarella e Gervasoni Giorgia Meloni sceglie di difendere Gervasoni, scrive nextquotidiano.it. “Mi auguro ci siano ragioni solidissime per una retata con perquisizioni affidate ai Ros nei confronti di 11 persone tra cui giornalisti, professori e professionisti accusati di una ‘rete sovranista’ su internet e forse di ‘vilipendio al presidente della Repubblica’. Attendiamo di conoscere le gravissime accuse alla base di questa azione giudiziaria, in mancanza delle quali ci troveremmo davanti a un episodio che ricorda sinistramente i peggiori regimi autoritari” ha scritto la leader di Fratelli d’Italia sui social. (Continua a leggere dopo la foto)

Si è infatti arrivati alle perquisizioni dei Ros perché – racconta La Stampa – “i post e i contenuti multimediali offensivi nei confronti di Mattarella risalgono al periodo tra aprile 2020 e febbraio 2021 e prendono di mira le scelte fatte dall’Italia per contrastare la diffusione del Covid-19. Il Reparto indagini telematiche del Ros ha ricostruito la rete relazionale e le abitudini social delle persone coinvolte, di età compresa tra i 44 e i 65 anni. È stata rilevata la diffusione nel web di plurime condotte offensive nei confronti del Capo dello Stato che, stando a quanto scrivono i carabinieri del Ros, appaiono frutto di una elaborata strategia di aggressione alle più alte Istituzioni del Paese”. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo quanto apprende La Stampa, non vi sarebbe però una regia comune dietro agli attacchi via web: “Nessuna associazione a delinquere”. Anche se alcuni indagati, spiegano, “sono riconducibili a una precisa area di influenza, legata all’estrema destra e ai gruppi suprematisti”. Il professor Gervasoni non è certo stato condannato. “Quello che invece viene da chiedersi -commenta ancora nextquotidiano – è come mai nella stessa situazione, ovvero quella di una persona accusata di un reato ma che è innocente fino a prova contraria, Meloni in altre occasioni è stata molto più tranchant, chiedendo pene esemplari, certe e severe”. Bene il garantismo della Meloni, quindi, purché valga sempre e non solo per Gervasoni.

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