Lavoro

Microchip sottopelle, la tecnologia spia i dipendenti al lavoro

Il capo spia i propri dipendenti. Non si tratta certo di una notizia da prima pagina, ma se a farlo fosse un microchip impiantato sottopelle, che comunica i dati di riposo e spostamenti?

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L’azienda Three Square Market

L’ultima innovazione in fatto di controlli tecnologici arriva direttamente da una compagnia del Wisconsin, negli Usa: si tratta di Three Square Market e dell’accordo che il suo amministratore delegato ha stretto con BioHax International, azienda svedese che costruisce microchip.

L’idea iniziale era quella di rendere più semplici i pagamenti all’interno dell’azienda. Fossero stati anche solo pochi spiccioli per pagare alla macchinetta del caffè, il portafogli doveva esser sempre in tasca. Il microchip, invece, rivoluziona tutta la vita aziendale. Impiantato nella mano offre la possibilità non solo di fare acquisti, ma di aprire la porta di sicurezza dell’ufficio, accendere il computer e tantissime altre funzioni.

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Caratteristiche

In pratica le tecnologie utilizzate fanno parte del Nfc e Rfid: near field communications e radio frequency identification, per questo le funzioni che contengono possono dare molte più informazioni di quanto sia lecito avere. Cosa succede in pratica? Che nel database dell’azienda resta la traccia di ogni movimento: numero di caffè presi, numero di volte in cui la porta dell’ufficio è stata aperta oppure chiusa, quante ore sono trascorse davanti al computer e quante no.

L’esempio di Three Square Market rappresenta il futuro del controllo tecnologico sul lavoro. Anche la Epicenter svedese ha avuto il coraggio di impiantare ai suoi dipendenti un microchip al fine di attivare tutti i dispositivi tecnologici, anche le stampanti, mentre la British Petroleum aveva offerto un braccialetto elettronico per monitorare gli stati d’animo e capire quando il carico di lavoro diventa stressante.

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Monitorare la salute o spiarne i movimenti?

In realtà, più che monitorare il benessere o la salute dei dipendenti, questi dispositivi di controllo tecnologico servono soprattutto per monitorare le ore lavorative e ottimizzare le prestazioni.

Più che una preoccupazione, si tratta di una supervisione totale, che mette a rischio il diritto alla privacy e alla tutela del suo benessere.

Questi non sono gli unici esempi al mondo, ma ce ne sono diversi che interessano anche il mondo professionale orientale come quello della Cina, dove sono nati caschi speciali per monitorare le emozioni del lavoratore, ma che in realtà sono serviti per aumentare il fatturato dell’azienda. 

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Le leggi nel nostro paese

In Italia tutto questo non potrebbe mai accadere, almeno stando alle leggi attuali, che vietano qualsivoglia intromissione sulla privacy. Perché il datore di lavoro è giustamente obbligato a proteggere la salute del lavoratore, ma affidandosi ad un medico, non certo grazie al monitoraggio di un microchip.