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Pochi ministeri e tanti partiti: i leader scelgono i nomi per il governo. Chi entrerebbe

Il presidente incaricato Mario Draghi non dice una parola su quanti e quali ministri toccheranno in sorte ai partiti. E così anche per i leader la questione si fa dura. Al momento resta valida l’ipotesi di un governo composto per metà da personalità di assoluta fiducia del premier e per l’altra metà da nomi indicati dalle forze politiche in base alla consistenza dei gruppi parlamentari. I ministeri da spartirsi saranno quindi una decina circa. Poca roba per tutti i galli che stanno lì a cantare. E in tutto questo, come riporta Giovanna Vitale su Repubblica, “chi appare piuttosto in difficoltà è il Pd. Al quale, se i pronostici della vigilia saranno confermati, spetteranno non più di due poltrone. E qui viene il bello. Perché gli aspiranti in lizza sono almeno tre (al netto del segretario, il cui ingresso non è ancora escluso del tutto)”.

Chi vorrebbe assolutamente piazzare al governo il Pd? Il vice Andrea Orlando, l’attuale ministro della Cultura Dario Franceschini e quello della Difesa Lorenzo Guerini. “Nell’impossibilità di fare tris – spiega Vitale – il Nazareno sarà costretto a scegliere. E siccome difficilmente potrà lasciare fuori il capo-delegazione del governo uscente, che è anche un ‘grande elettore’ di Zingaretti, dovrà selezionarne uno tra Orlando e Guerini. Ma se optasse per quest’ultimo, altro ex democristiano, nel nuovo esecutivo la sinistra del partito non verrebbe rappresentata. Ragion per cui potrebbe infine spuntarla il vicario di rito ex diessino”. E negli altri partiti com’è la situazione?

I Cinquestelle anche non se la passino bene. Luigi Di Maio ha fatto sapere di voler restare agli Esteri, e questo innesca una serie di conseguenze. Essendo leader politico (anche se ufficialmente al momento è Crimi a guidare il M5S), se esentrasse lui, spalancherebbe le porte agli altri leader, e questo Draghi non lo vorrebbe. Più facile che tocchi a Stefano Patuanelli. “E siccome in pista c’è anche l’ex capodelegazione Alfonso Bonafede, se alla fine Giuseppe Conte dovesse ripensarci, dando la sua disponibilità a entrare come un gruppo di senatori dissidenti gli sta chiedendo per votare la fiducia a Draghi, allora l’ overbooking potrebbe diventare un problema serio”.

Nel centrodestra, invece, la Lega preme per il duo Giorgetti-Bongiorno, mentre Forza Italia è una polveriera. “Ai berlusconiani toccherebbe un solo ministero e non tutti sono d’accordo sul nome di Antonio Tajani. Chi sta facendo il diavolo a quattro è Annamaria Bernini, che ha trovato una sponda interessata in Licia Ronzulli: se la prima andasse al governo, la seconda potrebbe prenderne il posto di capogruppo in Senato, ruolo cui da sempre aspira. Mentre in ribasso paiono le quotazioni di Mara Carfagna, la prima a spingere per l’abbraccio azzurro a Draghi”. +Europa-Azione dovrà scegliere uno fra Emma Bonino e Carlo Calenda. Anche Renzi è alle strette: Teresa Bellanova o Maria Elena Boschi?

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