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Monti colpisce ancora: “Una patrimoniale per gli italiani? Perché no…”

Contestato, difeso a spada tratta da alcuni e attaccato da molti, anche con toni feroci. Mario Monti, l’uomo che si incaricò di portare l’Italia fuori dalla grave crisi economica che l’aveva colpita nel 2011, torna a parlare attraverso le pagine del Foglio, per cercare di inquadrare la situazione attuale dopo che i dati Istat sulla crescita dei primi mesi dell’anno hanno sì rassicurato il governo gialloverde (+0,2%), ma anche confermato che le stime di Giuseppe Conte sull’anno “bellissimo” erano decisamente esagerate.

“Il vero punto debole dell’Italia – ha spiegato Monti – è certamente il disorientamento. Agli aspri dibattiti sull’eventuale uscita dall’Unione europea o dall’euro è subentrata silenziosamente una sorta di uscita di fatto dalla Ue e dall’euro. Dalla Ue, perché con una serie di mosse disordinate, incoerenti, verbalmente aggressive, il governo si è privato della possibilità di influenzare le decisioni europee. Dall’euro perché il governo sembra non porsi il problema di come riaccendere la crescita, forse pensando che questo si possa fare distribuendo denaro pubblico”.
“Le danze della pioggia e dei balconi inscenate periodicamente dai partiti della maggioranza intorno al pacato, ma per fortuna coriaceo, ministro Tria sulla politica di Bilancio hanno provocato di tutto, riuscendoci: come a innalzare e mantenere elevati, ben al di sopra degli altri paesi, lo spread e i tassi di interesse. Si è così frenata l’attività economica e si è seminata incertezza presso gli investitori ma anche tra i consumatori. Purtroppo, dunque, il governo ha torto. Il suo contributo alla recessione o alla crescita zero l’ha dato, eccome”.Sarebbe legittimo a questo punto aspettarsi una patrimoniale per far tornare i conti? “Non ci sarebbe niente di strano. Una patrimoniale annuale ad aliquota moderata esiste in vari paesi che consideriamo civili come o più del nostro. Se vogliamo che l’occupazione aumenti, non basta stimolare la domanda, meglio se con investimenti che invece scarseggiano. Occorre anche rendere meno pesanti, come avviene in altri paesi, gli oneri fiscali e sociali sul lavoro. Il punto però è un altro, secondo me. Per introdurre un’imposta patrimoniale, ci vuole un governo serio. Serio nel senso che tenga più al bene del paese che al proprio consenso giornaliero nei sondaggi”.

Esiste il rischio di un’uscita dall’euro? “C’è, è latente. Alcuni esponenti più battaglieri nei ranghi di quelle forze, pur non parlando più di uscita dall’euro per non turbare i mercati, danno però l’impressione di mordersi le labbra. Il dibattito è sempre lì, pronto a riesplodere. Sarebbe invece auspicabile che ci fosse un dibattito, schietto e forte, su quale sia il modello di economia che le diverse forze politiche hanno in mente per l’Italia”.

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