Giustizia

Morte Cucchi, il pm chiede 18 anni per i due carabinieri

Le richieste del pubblico ministero Giovanni Musarò sono arrivate in chiusura della requisitoria del processo Cucchi bis, durante la quale sono stati ripercorsi i passaggi più importanti dal punto di vista processuale: “Vi chiedo di condannare per omicidio preterintenzionale Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro a 18 anni di carcere e per il falso e calunnia Roberto Mandolini a 8 anni e Vincenzo Nicolardi, e di assolvere Francesco Tedesco per l’omicidio preterintenzionale ma di condannarlo a 3 anni e 6 mesi per falso nei confronti della polizia penitenziaria”.

Secondo il pm “questo non è un processo all’Arma, ma è un processo contro cinque carabinieri che nel 2009 violarono il giuramento di fedeltà alle leggi e alla Costituzione, tradendo innanzitutto l’Istituzione di cui facevano e fanno parte”. Musarò ha poi aggiunto: “Per sgombrare definitivamente il campo da strumentali insinuazioni, non si può sottacere che straordinaria importanza ha assunto la costituzione di parte civile del Comando generale dei carabinieri nel cosiddetto processo dei depistaggi”.
La discussione si avvia alla conclusione dopo due anni di dibattimento. Il momento più significativo era venuto dalle rivelazioni in aula dell’imputato Francesco Tedesco, che aveva ricostruito i momenti successivi all’arresto di Stefano Cucchi: “Cucchi e Di Bernardo (il carabiniere Raffaele Di Bernardo ndr) cominciarono a discutere e iniziarono a insultarsi per cui Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto. Allora D’Alessandro diede un forte calcio a Cucchi con la punta del piede all’altezza dell’ano… Fu un’azione combinata”.“Pensavo che di lì a breve mi avrebbe convocato il maresciallo Mandolini per chiedermi conto dell’annotazione ma io ero determinato ad attestare quanto era accaduto. Qualche giorno dopo, invece, mi resi conto che, sulla copertina del fascicolo, era stato cancellato con un tratto di penna quello che avevo scritto e che le due annotazioni erano scomparse”. La testimonianza è importante anche ai fini della ricostruzione del depistaggio che sarà affrontato al processo ter (inizierà il 12 novembre prossimo). Infine ci sono le dichiarazioni del collegio dei periti presieduto dal professor Francesco Introna che per la prima volta, a giugno, ha ammesso l’esistenza di un nesso fra il pestaggio e la morte di Stefano Cucchi.

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