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Nella fabbrica dell’Amuchina: lavoro senza sosta per non lasciare l’Italia a secco

Quattromila flaconcini al giorno, la media di uno ogni due secondi. Una fabbrica che lavora senza sosta, giorno e notte, per fornire a tutti un prodotto apparentemente banale, l’Amuchina, diventato preziosissimo in un momento così delicato, quello che vede l’Italia fare i conti ogni giorno con il coronavirus, impegnata nel disperato tentativo di evitare che il contagio prosegua. Lo stabilimento di Casella, nell’entroterra di Genova, marcia spedito per soddisfare le richieste di tutti: qui, 24 ore su 24, si lavora per fornire all’Italia il suo “oro trasparente”.

Il responsabile delle operazioni industriali di Angelini Pharma, Enrico Giaquinto, ha raccontato a Repubblica: “All’inizio di febbraio le richieste sono improvvisamente esplose. In una sola settimana sono andate esaurite tutte le scorte di due mesi e abbiamo dovuto adeguarci in fretta aumentando la produttività”. Dallo stabilimento genovese escono l’ipoclorito di sodio e lo spray per le mani, una produzione aumentata del 60%.
Ad Ancona, invece, nascono i contenitori piccoli di gel: un milione di esemplari ogni sette giorni. Il tutto nonostante trovare l’Amuchina sia oggi sempre più difficile e i prezzi siano nel frattempo lievitati, con casi di denunce che arrivano ogni giorno da ogni zona d’Italia. Una storia vergognosa, considerando che l’azienda dal momento dello scoppio della crisi coronavirus non ha aumentato il costo del prodotto di un solo centesimo di euro. Il prodotto era nato per combattere la tubercolosi ed era poi stato usato come acqua potabile nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Poi era stato utilizzato per gli strumenti diagnostici, diventando fondamentale dopo l’epidemia di colera nel Sud Italia. Oggi le macchine non si fermano più, giorno e notte, per fare i conti con un’emergenza inaspettata.

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