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Niccolò resta in Cina, fermato dalle autorità: “Sono stanco, vorrei solo riposare”

Era in Cina per un’esperienza di studio, ora si trova bloccato lontano dal suo Paese natale, l’Italia, senza poter tornare. Si dice stanco e triste, Niccolò, il 17 enne originario di Grado, in provincia di Gorizia, che aveva viaggiato fino alla regione dell’Hubei. Insieme ad altri otto connazionali avrebbe dovuto prendere un volo che lo avrebbe portato prima in Inghilterra e poi, una volta superati i controlli, nello Stivale. Ma il piano di rientro è saltato all’ultimo: il giovane ha qualche linea di febbre e così le autorità locali lo hanno bloccato a titolo precauzionale.

Il padre ha denunciato proprio in queste ore la situazione del figlio, sostenendo che si tratti soltanto di un po’ di febbre da stress e invocando l’intervento delle autorità per permettere una rapida soluzione del caso. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato con l’uomo rassicurandolo, poi ha discusso un piano con il collega Speranza e il premier Conte. Resta il problema di convincere le autorità cinese, che bloccano l’uscita dal Paese di tutte le persone con problemi di salute che possono far pensare al coronavirus.
Niccolò si trova in Cina dallo scorso agosto, quando era arrivato per seguire delle lezioni in una scuola nella provincia dell’Hubei, alloggiando presso una famiglia del luogo che lo ha ospitato. Quando è scoppiata l’epidemia si trovava sfortunatamente proprio nell’epicentro, a Wuhan, perché era andato a trovare i nonni delle persone che lo avevano accolto. E così, a causa dei provvedimenti delle autorità cinesi, non è più potuto tornare in Italia.A inizio febbraio 2020 il governo lo aveva inserito in una lista di 57 persone da far rientrare in Italia. Proprio quel giorno, però, qualche linea di febbre gli ha impedito di partire. Gli esami svolti, per ben due volte, hanno negato che il giovane abbia contratto il coronavirus, ma al momento il via libera non è arrivato e così Niccolò si trova ancora in Cina, in attesa del permesso di rivedere la sua famiglia.

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