Giustizia

Omicidio Cerciello, qualcuno nasconde qualcosa? Tutte le domande senza risposta

Ieri, martedì 30 luglio, gli inquirenti e dell’Arma hanno effettuato la conferenza stampa sulla morte di Mario Cerciello Rega. Ma ad analizzare le loro parole, ci si accorge che ci sono ancora molti aspetti poco chiari. Sorgono addirittura nuovi interrogativi: e non solo attorno alla notizia che Mario Cerciello Rega era disarmato “per aver dimenticato la pistola”. Perché nonostante questo fu lui il carabiniere “mandato avanti” nell’operazione della notte tra il 25 e il 26 luglio?

È stato rivelato che c’erano quattro pattuglie in zona. Ma perché impiegare ben quattro pattuglie per uno scambio – descritto come normale – tra uno zainetto e cento euro? E perché con quattro pattuglie impegnate i due americani sono potuti fuggire indisturbati, lungo i 180 metri che separano il luogo dell’agguato dall’hotel che li ospitava?

E ancora, perché con quattro pattuglie, cioè otto uomini, mandare avanti proprio l’unico disarmato? E chi aveva la responsabilità dell’azione, chi l’aveva decisa, chi la coordinava, chi aveva dato i ruoli a ciascuna delle pattuglie? E dov’era Sergio Brugiatelli mentre i due carabinieri si incontravano con i due americani? Davvero era stato lasciato, accanto alla macchina dei carabinieri? E poi la questione dei nordafricani. Davvero fu Brugiatelli a depistare le prime indagini, per non far scoprire il suo ruolo di “facilitatore” della coca?

E cosa aveva detto un’ora prima di quelle chiamate Brugiatelli ai due carabinieri che erano intervenuti sul luogo dello scippo? Quei due carabinieri erano proprio Cerciello e Varriale: un caso? Lo conoscevano già? È per questo che furono scelti loro per la missione di recupero?

Furono loro a consigliare a Brugiatelli di cercare il contatto con i due americani e poi chiamare il 112 per “ufficializzare” l’accaduto? E nel caso, perché? È possibile che nello zaino rubato a Brugiatelli ci fosse qualcosa di molto delicato, qualcosa di scomodo o scottante al punto di indurre le forze dell’ordine a una operazione di recupero dissimulata?

È possibile che fosse lo stesso smartphone? Si immagina che sia nelle possibilità degli inquirenti farne analizzare il contenuto. Un po’ di luce verrà di lì? Fatto sta che la vicenda resta ancora molto fumosa e poco chiara. Importante ora è mantenere alta l’attenzione e non lasciar cadere tutto nel dimenticatoio.

 

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