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Omicidio Manduria, parla una mamma: “Incapace di insegnargli la differenza tra bene e male”

Un omicidio che ha sconvolto la comunità di Manduria e l’Italia intera: Antonio Cosimo Stano, ex dipendente dell’Arsenale militare, è deceduto il 23 aprile scorso a distanza di 18 giorni dal suo ricovero dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici. I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini mentre sottoponevano la vittima a violenze con calci, pugni e persino bastoni, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp.

Ora a parlare, in uno sfogo a Il Corriere della Sera, è una delle mamme dei 14 bulli che hanno compiuto queste atrocità. “È evidente che io non sono stata capace di far capire a mio figlio che cos’è il bene e che cos’è il male”. La donna è provata dal dolore, ancora incredula.

“Mi domando come farò a superare tutto questo. Uno si chiede: come hai fatto a non accorgerti? E però quando ti ritrovi in mezzo a una cosa così grossa ti interroghi fino in fondo e allora io dico: voglio credergli e sono sicura che mio figlio non abbia fatto niente più di quello che ammette di aver fatto”. Il ragazzo infatti, classe 2002, dice di aver solo ricevuto sul cellulare quei video, ma di non aver mai preso parte alle scorribande dei bulli.

La madre si chiede: “Come avrei potuto accorgermi di una cosa così? Come fai tu, madre, ad accorgerti cosa fa nel dettaglio tuo figlio quando esce con gli amici: come fai a sapere se si scambia un video o se chatta o cosa si dice, cosa c’è in quel video…”. Il cellulare sfugge al controllo, dice la donna: “Si vede quando un ragazzo fa le cose balorde. Ma un video in chat… Come fai ad accorgerti di cosa sta succedendo lì dentro?”

Violenti per gioco o per noia. Avevano preso di mira un pensionato che aveva problemi psichici, viveva da solo, appariva indifeso, succube, e non reagiva alle provocazioni. Per loro era diventato uno zimbello da deridere. Solo due dei 14 giovani indagati per la morte del 66enne di Manduria (Taranto) che ha subito per anni violenze in stile “Arancia meccanica” hanno precedenti.

Gli altri vivono in contesti familiari definiti “normali”, quasi tutti frequentano ancora la scuola, e, stando alle dichiarazioni dei loro legali, ora si dicono pentiti di quello che hanno fatto. Dodici minorenni tra i 16 e i 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni sono indagati dalla procura dei minori e della procura ordinaria per i reati di di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento.

 

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