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Papa Francesco: “Mia frase su Putin manipolata dai media”

“Dopo la Seconda Guerra Mondiale c’era molta speranza nelle Nazioni Unite. – dichiara Papa Francesco durante l’intervista all’agenzia di stampa argentina Telam – Non voglio offendere, so che ci sono ottime persone che lavorano, ma a su questo punto non hanno il potere di imporsi. Contribuiscono sì a evitare guerre, e penso a Cipro, dove ci sono truppe argentine. Ma per fermare una guerra, per risolvere una situazione di conflitto come quella che stiamo vivendo oggi in Europa, o come quelle vissute in altre parti del mondo, non hanno alcun potere. Senza offesa. È solo che la costituzione di cui dispongono non dà loro potere”, questa l’opinione del Pontefice sull’Onu.

Papa Francesco e Vladimir Putin

Papa Francesco sottolinea poi che “ci sono alcune istituzioni benemerite che sono in crisi o, peggio ancora, che sono in conflitto. Quelle in crisi mi fanno sperare in un possibile progresso. Ma quelle in conflitto sono impegnate a risolvere questioni interne. In questo momento servono coraggio e creatività. Senza questi due elementi non avremo istituzioni internazionali che possano aiutarci a superare questi conflitti così gravi, queste situazioni di morte”, avverte.

“In Europa hanno un’esperienza molto triste del populismo. – ricorda Papa Francesco – È appena uscito un libro, ‘Sindrome 1933’, che mostra come si è generato il populismo di Hitler. Per questo mi piace dire: non confondiamo il populismo con il popolarismo”. Il Papa torna anche sulle polemiche nate dopo la sua presunta mancata condanna di Vladimir Putin.

“I media prendono una frase fuori dal contesto e ti fanno dire ciò che non intendevi dire. In altre parole, bisogna fare molta attenzione. – punta il dito Papa Francesco – Per esempio, con la guerra, c’è stata un’intera controversia per una mia dichiarazione su una rivista dei gesuiti. Ho detto che ‘qui non ci sono né buoni né cattivi’ e ho spiegato perché. Ma hanno preso questa dichiarazione da sola e hanno detto: ‘Il Papa non condanna Putin!’. La realtà è che lo stato di guerra è qualcosa di molto più universale, più serio, e non ci sono buoni e cattivi. Siamo tutti coinvolti e questo è ciò che dobbiamo imparare”, conclude.

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