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Il Papeete dell’amico di Salvini paga solo 24mila euro di tasse: e i conti non tornano

Altri problemi in casa Lega coi furbetti dei bonus. A finire in mezzo alla bufera ora c’è anche il quartier generale di Salvini, ossia l’ormai arcinoto Papeete. Ci sono dei numeri, infatti, che gettano più di un’ombra sulla legittimità degli aiuti chiesti dalle discoteche dopo l’ordinanza che ne determina la chiusura. Emergono sempre più delle incongruenze tra il fatturato dichiarato dai gestori e quello reale. Oggi Il Fatto Quotidiano è andato ad analizzare i numeri del bilancio 2019 del Papeete, di proprietà di Massimo Casanova, eurodeputato della Lega e amico di Salvini. Dando uno sguardo a questi numeri, sorgono di versi interrogativi.

“Il fatturato nel 2019 è stato di 1,6 milioni di euro. L’anno scorso sono state organizzate 14 serate, da inizio giugno e fino all’ultimo weekend di agosto. La matematica dice che in media per ogni serata Casanova ha incassato 114mila euro. Pochino, per un locale che può ospitare oltre 5mila persone, e dove le serate estive fanno spesso registrare il tutto esaurito… Quindi, spiega Il Fatto, basta fare due calcoli per farsi due domande: dividendo il fatturato per i 5mila clienti si ottiene una cifra di 22 euro di fatturato per ogni persona entrata nel locale. Un numero che è più in linea con l’incasso di un locale da pub di provincia in un normale sabato sera”.

“Il semplice ingresso, compreso di prima consumazione, costa infatti dai 15 ai 30 euro, a seconda che il cliente sia uomo o donna, che abbia prenotato o che si sia presentato alla cassa a notte inoltrata. Insomma, stando ai numeri del bilancio ufficiale il fatturato dipenderebbe interamente dai biglietti d’ingresso. Come per ogni discoteca, però, il grosso degli introiti di solito arriva dai servizi extra. Una semplice cena – menù fisso e un bicchere di vino – costa 50 euro. Se invece si opta per una tavolo nel privè la cifra sale a 120 euro. Non male, se si pensa che i coperti sono circa 400. Poi ci sono le consumazioni aggiuntive, che valgono mediamente 12 euro l’una. E le bottiglie di champagne, che in tempi normali il leghista offre alla modica cifra di 500 euro l’una. Con questo listino prezzi, come si spiega il fatturato del Papeete?”.

Il quotidiano di Travaglio ha provato a chiederlo a Casanova, che ha spiegato che l’ufficio stampa avrebbe risposto a breve. Non è successo perché l’ufficio stampa si è giustificato dichiarando di non essere riuscito a trovare la persona preposta a rispondere. Che, secondo quanto scrive Il Fatto, è proprio Casanova. Ed è un peccato perché c’era un’altra questione riguardo al bilancio di VillaPapeete che Stefano Vergine, che ha firmato l’articolo, voleva chiarire.

“Il bilancio di Villapapeete rivela altri numeri curiosi che l’eurodeputato ci avrebbe potuto spiegare. A fronte di 1,6 milioni di ricavi, la discoteca ha registrato profitti netti per soli 73mila euro. Non è questione di tasse, visto che l’azienda ha pagato solo 24mila euro all’Agenzia delle Entrate”.

 

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