Economia

Perché il 2019 sarà un anno difficile per l’economia globale. L’analisi del Ref

Il 2019 sarà un anno difficile sul fronte economico non solo per l’Italia, ma a livello globale. Ad affermarlo è l’ultima analisi di Congiuntura Ref realizzata con il macroeconomista Fedele De Novellis, che ha colto i diversi segnali che hanno portato il centro di ricerche a questa teoria. Tra i primi fattori c’è l’andamento delle borse che, da circa un anno hanno interrotto la fase di crescita, registrando frequenti episodi di correzione. Secondo l’analisi economica, l’aumento dei tassi d’interesse americani era ciò che più stava penalizzando i mercati azionari fino al trimestre scorso, anche sollecitati al rialzo a causa delle misure espansive di politica fiscale. Recentemente, ai maggiori tassi d’interesse si è aggiunta anche l’ipotesi che l’economia globale possa essere entrata in una fase di decelerazione. Un rallentamento dell’economia si rifletterebbe sull’andamento atteso dei profitti delle società quotate, con effetti ulteriormente negativi sui rispettivi prezzi.

Il macroeconomista De Novellis ha spiegato che un mix di tassi d’interesse più elevati e crescita in decelerazione costituirebbe una combinazione particolarmente sfavorevole, tant’è che con l’aumento della volatilità dei mercati azionari anche le ipotesi di aumenti ulteriori dei tassi americani, e avvio della fase di rialzi nell’area euro, iniziano a essere messe in dubbio. Inoltre in questa attuale fase storica, l’analisi ha rilevato un sempre più diffuso clima di instabilità ed incertezza, specialmente per quanto riguarda il quadro politico internazionale. Un elemento che, specie dopo l’apertura delle guerre tariffarie da parte degli Stati Uniti, rischierà di modificare il premio al rischio, con effetti ulteriormente negativi sui prezzi delle attività finanziare e, in definitiva, sulle decisioni degli investitori.

In sintesi , che il 2018 per i mercati azionari non sarebbe stato un anno di grandi risultati, specie se confrontati con quelli inanellati nei due anni precedenti, si era capito sin dall’inizio: la prima correzione è arrivata a inizio febbraio, la seconda a metà marzo, la terza nel mese di ottobre, e anche gli ultimi giorni mostrano andamenti molto incerti. Le perdite dell’ultimo anno hanno interessato tutti i principali mercati, ma hanno colpito in misura maggiore soprattutto i paesi emergenti.


Come spiegato dal rapporto Ref, la fuga da questi mercati ha riflesso il ritorno dei capitali sul dollaro in corrispondenza con la fase di aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. Anche dal punto di vista dell’articolazione settoriale, la fase di difficoltà è stata piuttosto condivisa; significativo il fatto che le perdite siano risultate relativamente intense nei comparti più legati al ciclo della domanda mondiale, come le materie prime o i beni di consumo durevoli. In sostanza, se si tiene conto della crescita degli ultimi due anni, che il 2018 sia stato un anno di borse ferme o in discesa non è un evento sorprendente, anche se bisognerà capire se siamo in una fase fisiologica di assestamento del mercato, oppure se è iniziata una inversione di tendenza destinata ad accentuarsi.

Per capirlo, l’analisi del Ref ha preso in considerazione nella sua analisi tre chiavi di lettura: la prima fa riferimento alla fase di normalizzazione delle politiche monetarie, e quindi al fatto che il mercato dopo diversi anni inizia ad adattarsi a un regime di tassi d’interesse più elevati. La seconda cosa da tenere in considerazione, è legata alla possibilità che, dopo dieci anni di ripresa, si possa essere in prossimità di una fase di peggioramento della congiuntura economica internazionale, che quindi avrebbe effetti negativi sull’andamento dei profitti. In fine, il terzo elemento è connesso al materializzarsi di una situazione di incertezza, legata in buona misura agli stravolgimenti nel quadro politico internazionale, e quindi alla difficoltà a decifrare le decisioni di politica economica che prevarranno nei prossimi anni, tale da fare aumentare il premio al rischio richiesto dagli investitori.

 

 

Ti potrebbe interessare: Un’industria in fuga dall’Italia: succede nel nostro Paese senza che ce ne accorgiamo

Articoli correlati