Giustizia

La riforma della prescrizione è folle. Tutti in rivolta: ecco come ingolfa la giustizia

Diciamolo subito: la cancellazione della prescrizione è una follia. Lo scontro aperto tra Giulia Bongiorno e Alfonso Bonafede sul blocco della prescrizione la dice lunga. “La sospensione della prescrizione” al primo grado di giudizio “è una bomba nucleare sul processo”, ha dichiarato il ministro della P.A. Giulia Buongiorno parlande dell’emendamento grillino al ddl anticorruzione. “Rispetto e stimo il ministro Bongiorno, ma sulla prescrizione si sbaglia. La bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all’impunità”, ha replicato il ministro della Giustizia Bonafede. “Con la nostra riforma della prescrizione – aggiunge – gli unici a dover temere sono i colpevoli. I tempi dei processi saranno brevi grazie agli investimenti di questo governo: lo Stato si deve prendere la responsabilità di rendere giustizia ai cittadini”.

La sospensione della prescrizione fa riferimento all’emendamento alla legge anticorruzione presentato dal M5s, ma senza la tagliola della prescrizione non si fisserebbero più le udienze, non ci sarebbero più appello e Cassazione perché non sarebbero più fissate le udienze. Insomma, si rischia di bloccare la giustizia per sempre.

Un imputato innocente deve vedere la fine del suo processo. La prescrizione ha un’etica: non si può tenere in ostaggio un imputato tutta la vita. Un punto che andrebbe finalmente chiarito, senza esasperazioni unilaterali, è quello dell’ambiguo rapporto tra la disciplina legislativa della prescrizione e il principio costituzionale (art. 111) della ragionevole durata dei processi. Con la proposta pentastellata c’è il rischio che i processi durino all’infinito, a lesione di tale principio e con una innegabile iniquità.

Una soluzione abbastanza equilibrata, sul punto, si è trovata con la ‘riforma Orlando’ della scorsa legislatura: oggi, perciò, la prescrizione resta sì sospesa, ma solo per diciotto mesi quando si va in appello e per altri diciotto mesi durante il giudizio di Cassazione. Quel che andrebbe ora fatto, in realtà, è far decorrere la prescrizione dal giorno in cui la “notitia criminis” perviene alla polizia o al pubblico ministero, così da azzerare alla base il tempo in cui i potenziali inquirenti restano inerti unicamente perché non sanno nulla del delitto. Ma di questo non c’è traccia nella proposta grillina.

Il fatto è che proposte del genere – pur modellate sulle esperienze di altri Paesi – sono sempre rimaste dei conati di qualche vox clamantis in deserto, preferendo spendere energie in una sorta di torneo al pallottoliere, con vorticose alternanze di allungamento e di accorciamento dei termini di prescrizione a seconda del soffiare del vento dentro e fuori delle aule parlamentari. Intanto arriva il netto “no” dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati che “esprime la propria netta contrarietà alla paventata riforma sulla sospensione della prescrizione”.

La riforma “ha messo tutta l’avvocatura sulla difensiva e sta diffondendo un forte sentimento di preoccupazione per un progressivo deperimento dei valori che stanno alla base del nostro Stato di diritto. La prescrizione costituisce un naturale pungolo affinché sia assicurata la speditezza del processo, risponde anche al principio che, trascorso lungo tempo, vede ridursi l’interesse sociale all’accertamento del reato, e garantisce, per tutti le parti coinvolte, un possibile diritto all’oblio”.

 

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