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Pesaro, omicidio di ‘ndrangheta: Salvini posta pane e Nutella: è bufera

Ieri sera a Pesaro è stato ucciso un pentito della ‘ndrangheta protetto in domicilio segreto. Il Ministro dell’interno tace e stamattina cosa fa su Facebook? Si mostra sorridente e felice mentre mangia pane e Nutella. Per lui la comunicazione è tutto: dice sempre che sui social è importante mostrare ogni cosa del suo lavoro e della sua vita privata. Bene, evidentemente ha pensato che un fatto di questo tipo non sia abbastanza importante. Il comportamento del ministro non è andato giù a molti e sui social, appunto, sono in tanti ora a postare la foto di Salvini con l’articolo correlato per ricordare quanto accaduto.

Una pioggia di proiettili sparati per uccidere, un agguato in puro stile mafioso. È morto mentre tornava a casa nella sua auto, nel centro storico di Pesaro, Marcello Bruzzese, 51 anni, padre di due figli, fratello del pentito di ‘ndrangheta Girolamo. Secondo le prime ricostruzioni, attorno alle 18.30 i killer, con i volti coperti da cappelli e sciarpe, lo hanno atteso nei pressi di casa sua, in via Bovio.

Hanno aspettato che la sua auto rallentasse per entrare in garage, poi gli hanno sparato decine di colpi con una o due pistole automatiche calibro 9. Bruzzese è morto nell’abitacolo dell’auto, mentre gli assassini si sono dileguati a piedi lungo le strette vie del centro storico di Pesaro. La pista della vendetta di ‘ndrangheta è apparsa subito la più plausibile, sia per le modalità dell’agguato e il numero dei colpi esploso, sia per l’identità della vittima. Bruzzese infatti viveva a Pesaro da circa tre anni non per scelta, ma perché sottoposto a uno speciale programma di protezione.

Abitava con la famiglia in una casa pagata dal ministero dell’Interno (Salvini, ecco perché forse due parole da parte tua erano ben accette), inserito in un programma di protezione la cui segretezza non è stata evidentemente sufficiente a salvargli la vita. Qual è stata la falla nel sistema di protezione del Viminale?

Della sicurezza della persona protetta si occupano speciali nuclei di protezione delle forze dell’ordine che dipendono dal Servizio centrale di protezione del Ministero dell’Interno: a seconda del livello di tutela assegnato possono anche essere cambiate le generalità a tutti i familiari compresi i figli affinché dalla loro frequenza nelle scuole non si possa risalire ai genitori. Ecco come Anacleto Flori – funzionario amministrativo presso il Ministero dell’Interno – descrive questo mondo di ‘invisibili’ in un articolo pubblicato sulla rivista mensile “Polizia Moderna”.

“Quei testimoni e quei collaboratori devono diventare da un giorno all’altro uomini e donne senza più un volto. Devono lasciare i luoghi che li hanno visti nascere e crescere, entrare in un protettivo, ma inquietante cono d’ombra che tutto nasconde, ma soprattutto devono imparare a mimetizzarsi con l’ambiente circostante, fino a diventare invisibili, quasi incorporei”.

 

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