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Lo scandalo del prosciutto di Parma: “Uno su 3 in realtà è danese”

Una servizio dal titolo La Porcata, andato in onda su Report, Rai Tre, e dedicato alla commercializzazione di prosciutti Dop che non rispettano il disciplinare. Un filmato che ha fatto presto il giro dei social e che ha spinto Ugo Franceschini, presidente dell’Istituto Parma Qualità (Ipq), a intervenire dichiarando: “Ipq precisa che le attività intraprese sono tali da garantire che nessuna coscia che non abbia i requisiti di conformità previsti dai disciplinari Dop riceverà mai il marchio di conformità”.

Un’indagine condotta dalle Procure di Torino e di Pordenone ha accertato che nella filiera di questi due prosciutti sarebbe stata usata carne di maiali danesi non ammessi dal disciplinare. Circa un milione di prosciutti sono stati sequestrati dagli inquirenti. In totale i prosciutti a cui è stato revocato il marchio Dop sono circa il 20 per cento della produzione annua di Parma e San Daniele.
Nel servizio in tv è stato diffuso un elenco di 4.617 partite di maiali macellati per il circuito della Dop (Prosciutto di Parma e San Daniele), con un peso superiore ai 176 kg: circa 500mila suini, per un milione di cosce di prosciutto. Immortalate anche immagini registrate in alcuni porcilaie dove gli animali sono custoditi contro ogni regola sul benessere animale.Sul caso Franceschini parla di vincolo di riservatezza: “Ipq è sicuramente a conoscenza delle criticità che sono emerse in filiera (proprio l’attività tecnica di Ipq con autonoma attività di indagine le ha fatte emergere) e di tali criticità ha già informato le competenti autorità, oltre ad aver avviato una procedura straordinaria interna per gestirle, affrontarle e nel caso correggerle. Il lavoro che sta affrontando l’istituto è ispirato ai principi della corretta ed imparziale attività di valutazione nel rispetto del Piano di controllo in vigore e dei disciplinari di produzione delle Dop e della riservatezza”.

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