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Putin invade la Libia: missili e truppe. L’Europa trema, l’Italia ride: cosa sta succedendo

La Russia si muove e manda truppe e missili in Libia: la notizia ha allarmato tutti, facendo partire un’analisi che vede intrecciarsi tutti i fili della geopolitica e scatenando reazioni immediate da parte di tutti i paesi impegnati su quel fronte. Dall’Inghilterra arrivano voci secondo cui Vladimir Putin vuole fare del paese nordafricano “la sua nuova Siria”. Mosca invia missili in Libia per ottenere una stretta sulle rotte di immigrazione europee, formalmente, ma sotto c’è ovviamente anche altro. Prendere il controllo della più grande via di immigrazione illegale verso l’Europa è visto come l’obiettivo principale di Mosca.

Dozzine di ufficiali del servizio di spionaggio militare del GRU e della sua ala di forze speciali di Spetznaz sono già sul terreno della Libia orientale, inizialmente svolgendo ruoli di addestramento e di collegamento. Due basi militari russe sono già installate e funzionanti nelle città costiere di Tobruk e Bengasi, utilizzando la copertura della controversa compagnia militare privata russa, il gruppo Wagner, che ha già degli avamposti. I devastanti missili anti-nave di Kalibr e i sistemi missilistici all’avanguardia della difesa aerea sono ora sul terreno libico.

Vladimir Putin sta trattando la Libia come la nuova Siria e vuole impadronirsi delle coste del paese: per questo si è alleato con il più potente signore della guerra libico, il generale Khalifa Haftar, e sta anche fornendo alle sue truppe equipaggiamenti pesanti. Haftar – che guida l’esercito nazionale libico – è de facto il capo militare di gran parte della Libia orientale. Se Mosca si impossessasse del controllo delle coste del paese, potrebbe scatenare una nuova ondata di migranti che attraversano il Mediterraneo “come un rubinetto”, ha affermato una fonte della Whitehall.

La fonte ha aggiunto: “Quello che Putin sta facendo in Libia è direttamente uscito dalle sue precedenti esperienze con la Siria e la Crime. Vede uno spazio non governato e lo sta prendendo per ottenere la massima influenza sull’Occidente. Il fatto è che siamo estremamente vulnerabili sia per i flussi migratori che per un eventuale choc petrolifero della Libia”.

La fonte ha aggiunto: “È una mossa potenzialmente catastrofica che gli permette di minare la democrazia occidentale, ma ancora una volta non stiamo facendo nulla al riguardo”. Un porto navale russo sulla costa nordafricana aprirà anche le operazioni per le sue navi nel Mediterraneo occidentale per la prima volta da decenni e potenzialmente minaccia lo stretto di Gibilterra. Le azioni della Russia, dunque, sono “allarmanti”. I deputati britannici intanto hanno chiesto di intervenire con urgenza per contrastare la nuova minaccia russa dopo le rivelazioni del quotidiano The Sun.

Il presidente della commissione Affari Esteri Tom Tugendhat ha dichiarato: “È estremamente allarmante che la Russia voglia aprire un nuovo fronte contro l’Occidente in Libia. Senza dubbio cercheranno di sfruttare le rotte migratorie attraverso l’Africa. Abbiamo bisogno di una risposta coordinata da parte del governo perché la destabilizzazione di un paese sub-sahariano è intimamente legata alla sicurezza nazionale del Regno Unito”. E l’Italia? Il nostro Paese vede in Putin il principale alleato per gestire la situazione libica, sperando di prendere così il sopravvento rispetto al potere che ora ha Macron in quello Stato. Il problema, come sempre, è la miopia del governo che non capisce quanto gravi potranno essere le conseguenze di un’azione simile.

Per l’investitura a guida del processo politico libico, però, Roma vuole anche Washington saldamente al proprio fianco: per questo alla conferenza di Palermo sono invitati sia Trump che Putin (anche se formalmente non sono ancora arrivate risposte in tal senso). L’obiettivo sarà favorire il dialogo tra le parti, con tutto il sostegno internazionale possibile, ma rispettando l’autonomia dei libici, garantendo all’Italia il ruolo di mediatore e mettendo in disparte Macron. Da questo punto di vista avere un governo euroscettico aiuta per essere visti di buon occhio sia da Trump, sia da Putin, che hanno tutto l’interesse di distruggere l’Europa per poi spartirsela.

Il cambio di atteggiamento di Mosca intanto porta i suoi frutti e si manifesta anche nei numeri sull’interscambio commericale tra Russia e Libia. Nel 2016, l’interscambio ammontava a 74 milioni di dollari. Una cifra quasi raddoppiata nel 2017 a 135 milioni. Il primo ottobre, il ministro dell’Economia del governo di unità nazionale guidato da Fayez al Serraj ha fatto sapere che Tripoli acquisterà 1 milione di tonnellate di grano dalla Russia per un totale di 700 milioni di dollari.

 

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