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Un Salvini, due facce: soltanto ieri era il Capitano a invitare i sindaci alla disobbedienza

C’era una volta un Matteo Salvini che incitava i sindaci del suo stesso partito a disobbedire alla legge, nello specifico quella sulle unioni civili. E c’è oggi invece un leader del Carroccio, passato al governo nel frattempo, che si dice pronto a trascinare in tribunale i primi cittadini che rifiutano di applicare il decreto legge sulla sicurezza che porta il suo nome. Stessa persona, ruoli diversi, un approccio totalmente opposto ai problemi. Nel 2016, il Capitano era contro il dl Cirinnà per motivi ‘ideologici’ sulla famiglia.

È stato il sindaco di bari, Antonio Decaro (Pd) presidente dell’Anci, a rinfacciarglielo: “Riguardo alle minacce che il ministro dell’Interno rivolge ad alcuni sindaci, non vorrei essere costretto a fargli notare che poco tempo fa, prima di diventare ministro, egli stesso invitava platealmente i sindaci a disobbedire a una legge dello Stato, quella sulle unioni civili”.
Salvini all’epoca in cui si schierava contro le unioni civili aveva pronunciato la seguente frase: “Io invito, al di là del partito, qualunque amministratore locale a seguire la sua coscienza e se ritiene sbagliata questa legge non applicarla”. Frasi ce risalgono a un comizio che si era svolto a Bari. In quell’occasione il vicepremier, citando Don Milani e la sua obiezione di coscienza contro il servizio militare, espresse un concetto molto semplice: “Se una legge è sbagliata si può disapplicare”.Un concetto espresso anche durante un intervento radiofonico su Radio Padania: “Scimmiottare matrimoni o addirittura figli o adozioni non fa parte del futuro del progresso. Senza dimenticare che queste unioni sono l’anticamera delle adozioni gay. Motivo per cui chiederò come Lega a tutti i sindaci e amministratori locali di disobbedire a quella che è una legge sbagliata”. Tempi che oggi sembrano molto, molto lontani.

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