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Razzismo, ora c’è un patto tra i giocatori della serie A: “Al primo insulto fuori tutti”

A volte le prese di posizione forti servono. Il calcio in curva di Mario Balotelli contro i tifosi del Verona che lo stavano martoriando con cori razzisti, è stata l’ennesima goccia che ha fatto traboccare l’ennesimo vaso del problema razzismo in Italia. E così oggi Enrico Currò, su Repubblica, racconta di un patto che si sarebbe stretto tra i giocatori di colore della serie A: sono pronti a schierarsi al fianco di Mario Balotelli lasciando il campo di fronte al prossimo episodio di razzismo.

L’appello più folgorante è di un sedicenne: Henoc N’gbesso, attaccante delle giovanili del Milan e della Nazionale Under 17, bresciano anche lui, origini ivoriane: “La ferita di Mario me la sono sentita addosso. Io non credo che debbano uscire dal campo solo i giocatori di colore, ma tutti. Credo che soltanto così la gente allo stadio si renderebbe finalmente conto che è accaduto qualcosa di molto grave. E che non può, non deve esserci un bis”.

Non si può e non si deve far finta di niente. E così tra i giocatori di colore, e non solo, sta passando la linea forte, perché non ci sia un bis dello stadio di Verona: uscire appunto tutti dal campo non appena informati del prossimo insulto, del prossimo ululato, del prossimo verso della scimmia, chiunque sia la vittima. Prende forma, quindi, l’idea di un documento di cui Mario Balotelli è il portavoce. Che Mario abbia doti di divulgatore lo dimostra la foto della Nazionale ad Auschwitz nel 2012, prima dell’Europeo, in cui lo si vedeva spiegare a Cassano, in lacrime, le origini ebraiche dei suoi genitori adottivi.

L’assurdità del razzismo è dunque la sua certezza. Da bambino, racconta nel libro “Demoni”, gli capitò di restare escluso dai coetanei, in una partitella, “perché sei nero”.

Durante il ritiro romano dell’Under 21, anno 2009, da una moto gli lanciarono un casco di banane, a Ponte Milvio. L’estate scorsa, quando è tornato in Italia dal Marsiglia, in piena emergenza sbarchi, non ha eluso la domanda fatidica: “Vorrei che il popolo italiano fosse un po’ più umano. Gli ululati allo stadio? Ora non voglio pensarci, mi auguro che non capiti” . E purtroppo è puntualmente capitato.

L’ondata di estremismo, di odio e di razzismo non può passare inosservata. Sta riempiendo le strade, le scuole, i bar, la politica (soprattutto) e gli stadi. Non si può e non si deve restare indifferenti. Ce lo ha fatto capire Supermario scagliando il pallone in curva. Ce lo farà capire ancora di più questo patto, a cui dovremmo aderire tutti in ogni nostro contesto sociale e lavorativo. Il razzismo è una piaga. E va combattuto.

 

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